Sport parlato, la seconda estate calda del calcio2 casi sconvolgono mondo del calcio: caso Napoli e caso Scommesse.

L’estate calcistica 2004 è stata segnata dalla moda scoppiata alla fine dello scorso campionato: tribunali, carte bollate, classifiche fatte in casa, menzogne… Sembrava che il pasticcio dell’anno scorso non potesse essere replicato, invece si sta assistendo ad un nuovo crollo delle certezze legislative e sportive. Il protagonista principale è stato un volto noto: Luciano Gaucci. Il presidente del Perugia è ormai famoso per i suoi attacchi al potere, spesso ingiustificati o avventati. L’ultimo capriccio se l’è preso cercando di acquistare il Napoli.

La blasonata squadra partenopea è fallita, ma molti (Gaucci in testa, seguito incredibilmente dal tribunale fallimentare e da altri pezzi grossi come i presidenti di Udinese e Siena Pozzo e De Luca) si rifiutano di accettare che la squadra della terza città italiana sia costretta a giocare in serie C. La città non se lo merita? Va bene, ma se la giustizia sportiva indica che chi non ha le garanzie economiche necessarie non può continuare a prendere parte al proprio campionato, perché si dovrebbe fare un’eccezione per i napoletani? Palermo e Firenze hanno subito l’onta della serie C2, Catania e Messina anche dei dilettanti. Il Napoli deve accettarlo, perché se dovesse essere rilevato anche in serie C1 da un imprenditore serio (come il presidente della Fiorentina Della Valle), non dovrebbe avere problemi a ritornare nella massima serie in poco tempo! La FIGC tiene duro, Gaucci non molla, anche se ormai i campionati sono alle porte. L’ultima pagina di questa storia ancora deve essere scritta… Altro caso spinoso dell’estate è stato il “calcio-scommesse”. Gli addetti ai lavori più catastrofici l’avevano accostato al primo gravissimo caso, riguardante la stagione 1979-80, durante il quale vennero retrocessi in serie B Milan e Lazio e squalificati per lunghissimi periodi dei giocatori della nazionale, come Pablito Rossi e Bruno Giordano. Alla fine, invece, si la giustizia sportiva ha usato il guanto di velluto, malgrado le prove fossero molto convincenti. Chi ci ha rimesso di più è stato il Modena: 5 punti di penalizzazione e pesante squalifica al presidente Amadei. Per gli altri, qualche piccola squalifica e un altro filone d’indagini (riguardanti la Lega di Serie C) ancora in corso. Che dire, poi, dei casi eclatanti ma passati in fretta sotto silenzio? Curioso il caso delle partite truccate dagli arbitri Palanca e Gabriele a favore del Messina: il tutto si è semplicemente rivelato una voce di corridoio infondata messa in giro dall’amministratore delegato del Venezia Dal Cin. Molto grave è stata l’incarcerazione dell’ex presidente dell’Ancona (altra squadra fallita), Pieroni, per truffa e bancarotta fraudolenta. Incredibili i casi del Cosenza e dell’Aquila: entrambi riguardano due fallimenti dichiarati dalla FIGC e sconfessati dai tribunali ordinari, entrambi richiedono di partecipare alla serie C1 senza poterlo fare perché il “palazzo” non viene loro incontro. E l’estate non è ancora finita…