Extramoenia 2005: in vino veritas

L’ultimo atto di questa edizione all’insegna di profumi e sapori moderni ma antichi…
La cultura classica non veicola solo contenuti ma anche profumi e sapori. È questo il messaggio del progetto “Antica via dei Vini”, sigillo della VII edizione di Extramoenia. Anche Naxos si è distinta nella produzione e nell’esportazione di questa bevanda in anfore a fondo piatto, spiega la Dott.ssa Maria Costanza Lentini, direttore settore archeologico della Sovrintendenza di Messina. «Il vino, elemento specifico dell’identità di un territorio in un’economia rispettosa degli standard ambientali. Un prodotto in grado di procurarci piacevoli sensazioni inebrianti» prosegue Camillo Privitera, presidente regionale dell’Associazione Italiana Sommeliers. Certo, è impossibile produrre lo stesso vino di allora, per la diversità dei vitigni. Oggi però sono stati compiuti dei notevoli passi in avanti grazie all’archeobotanica, studio del posizionamento dei calchi delle radici delle viti, la collazione della densità dei filari per ettari, il ricorso alla testimonianze di naturalisti come Plinio e Columella. Proprio loro avevano già capito che sono il tipo di terreno, le condizioni climatiche e non l’uva a fare la differenza. È quanto si sta sperimentando sul sito pompeiano, nelle aree periferiche che allora erano coltivate a vitigni: il foro boario, l’anfiteatro. Infatti, nel 1996 la Sovrintendenza Archeologica di Pompei ha dato questi terreni in concessione alla famiglia Mastrobernardino, storica produttrice sin da fine settecento. Risale al 2001 il “Villa dei Misteri” «realizzazione di un sogno», nelle parole dell’enologo Vincenzo Mercurio che ha illustrato con l’ausilio di diapositive l’intero iter. Altro protagonista, il Mamertino DOC (prodotto dalla casa vinicola Grasso di Milazzo): il preferito di Giulio Cesare, che lo scelse per brindare al suo secondo consolato. Plinio il Vecchio lo collocò al quarto posto dei vini più conosciuti. Spazio anche al “Tyndaris”, un nero d’Avola proveniente da vitigni molto antichi ormai quasi scomparsi. «Il nostro intento è valorizzare i vitigni per tutelare l’unicità del territorio» dichiara il Sig. Forte, enologo della cantina “Antica Tindari”. È seguita la degustazione gratuita. Maurizio Micari, delegato AIS per la provincia di Messina, ha guidato i presenti in questo viaggio tra colori, sapori e odori sconfinati e mitici allo stesso tempo. E per voi lettori, affezionati e non, le parole di chi da questo universo ne ha tratto ispirazione: il poeta greco Alceo. «Beviamo: perché aspettiamo le lucerne? è un dito il giorno. Tira giù, mio caro, le grandi coppe variopinte; infatti il figlio di Semele e Zeus diede agli uomini il vino come oblio dei mali. Mesci versando una e due, piene fino all’orlo; ed un calice sospinga l’altro».

di Giorgia Arena

Maurizio Micari con gli allievi sommeliers Foto di Giorgia Arena