Le immagini come strumento per comprendere la civiltà antica

Il Prof. Fabrizio Polacco interviene durante la terza giornata della VII edizione di Extramoenia.

di Simona Maria Perni

Poche, semplici, nude immagini sono riuscite a farci percorrere secoli di storia. Come una chiave magica ci hanno aperto una porta per proiettarci in un passato a noi ancora presente: la civiltà classica di cui noi siciliani ci cibiamo e che giornalmente viviamo.
Attraverso delle diapositive il Prof. Fabrizio Polacco ci ha mostrato com’è possibile comprendere più facilmente e avvicinare alla nostra realtà quotidiana avvenimenti passati e persi nel tempo. Una dopo l’altra sono sfilate davanti ai nostri occhi, catturati dalla semplice complessità delle immagini, i resti di tre antiche città: Megalopoli, Ambracia e Nikopoli. L’alternanza di paesaggio incontaminato, resti antichi e palazzi moderni ci hanno mostrato quanto a noi vicina sia la civiltà romana e quanto facile sia comprendere gli avvenimenti storici se si supportano le sterili informazioni di un testo scolastico con le immagini e la lettura di un classico.
La civiltà romana è un complesso crogiolo che difficilmente si può ridurre allo studio della grammatica e della lingua (studio però da cui non si può prescindere per comprenderla realmente a fondo), ma si deve accompagnarla con immagini, testi, manufatti e quant’altro ci permetta di comprendere fino in fondo quel mondo a cui tanto dobbiamo e da cui proveniamo.
Certo un siffatto studio è difficile in una scuola qual è quella che i nostri giovani frequentano oggi, ma sarà ancor più difficile in una scuola qual è quella che i nostri governanti stanno apprestando. La riduzione di ore, la pretesa dell’insegnamento dei concetti minimi, la minimizzazione dell’importanza della civiltà classica, la prevalenza degli insegnamenti opzionali o degli approfondimenti sul reale completamento degli insegnamenti classici ucciderà quanto di vivo è ancora rimasto di questa civiltà.
L’intervento del Prof. Fabrizio Polacco, suffragato dagli interventi e dalle testimonianze di alcuni insegnanti, se da un lato ha illuminato un percorso più vivo per comprendere più a fondo e più appieno la cultura classica, dall’altro ci ha lasciato una nota d’amarezza per quanto poco importante sia per chi sta in alto la formazione completa di coloro che saranno il nostro futuro.
Se lo studio dell’antico serve per capire il presente, come si potrà costruire un solido futuro se ci vengono tolte le basi?