Roma Aeterna: il Mito dell’Impero

Il Prof. Lorenzo Braccesi apre Extramoenia sabato 19 marzo.
“Dall’impero di Ottaviano Augusto all’impero napoleonico: il continuismo che non c’è”

di Gregorio Celi

Una clima primaverile accoglie addetti ai lavori e visitatori di Extramoenia. Il Prof. Braccesi, dell’università di Padova, è il primo relatore della giornata ed esordisce elogiando i giovani siciliani, che egli ha trovato sempre più attenti e meno chiassosi rispetto ai loro coetanei settentrionali.
Il professore non delude l’attenzione di cui è ripagato e parte in quinta marcia con quella che egli chiama conversazione e non relazione, parlando di come Ottaviano Augusto, con fine e intelligente mossa politica, fece notare ad un certo punto ai cittadini di Roma che il tempio di Giano durante il suo governo era già rimasto chiuso tre volte. Sappiamo infatti che questo tempio rimaneva chiuso soltanto in periodo di pace e tale circostanza era accaduta soltanto due volte dall’epoca in cui la città fu fondata fino al momento della salita al potere di Augusto.
Sottolineare il periodo di pace che Roma attraversava costituì una azzeccata formula propagandistica, tanto che si parla ancora oggi di pax augustea, anche se sappiamo benissimo che la pace dei Romani era pur sempre una “pace delle armi”.
Nel 2 a.C. Ottaviano Augusto ricevette perciò il titolo di pater patriae e da quel momento cominciò una lunghissima serie di teorizzazioni sul periodo imperiale di Roma.
Addirittura venne scomodato Virgilio. I poetici versi di questi nei confronti del nascituro figlio di un amico (Asinio Pollione) vennero assunti come profezia del passaggio dall’età del ferro all’età dell’oro in cui Augusto aveva condotto la città eterna; successivamente, si associò la pseudoprofezia alla nascita di Gesù. L’età augustea diventò così un periodo messianico sia per pagani che per cristiani.
Ancora. Moltissimi riferimenti storici vengono assunti per collocare la nascita del Cristo proprio nel 2 a.C., sebbene il monaco bizantino Dionigi il Piccolo (con calcoli comunque complicati) ne dimostrò la collocazione a due anni dopo.
Un terzo sincronismo fu messo in evidenza e cioè il fatto che a Betlemme Gesù fu censito come cittadino di Roma e non come cittadino di una sua provincia.
Tutti questi parallelismi vennero così usati per porre l’accento su un binomio: quello tra Gesù ed Augusto.
Sebbene la non continuità sia palese, la stessa fu invece richiamata al tempo del Sacro Romano Impero (ed ecco insieme spiritualità e temporalità). In quegli anni, il sopraggiunto dualismo tra il Papa ed il Magno venne superato elegantemente con l’incoronazione di Carlo da parte del Pontefice. Figuratevi che persino Dante nella Divina Commedia parlerà di Giustiniano e di Carlo Magno senza soluzione di continuità.
Per ritrovare successivamente un’idea imperiale sacra si deve arrivare fino a Federico II di Svevia in Sicilia, poco importa che sia germanico, e, in seguito, a Carlo V nel 1500. Sennonché quest’ultimo rinnega di fatto la sua stessa capitale nel 1521 ordinando ai Lanzichenecchi il saccheggio di Roma.
Di lì a poco (1547) Ivan IV, detto il terribile, è incoronato zar autocrate e nel 1561 anche tutti i sovrani europei lo riconoscono zar legittimo, accettando automaticamente l’idea del suo predecessore, Ivan III, che parlò di Mosca come di una terza e definitiva Roma.
Infine, fu con Francesco II d’Asburgo, sacro romano imperatore, che si esaurisce il mito dell’Impero, allorché diventa Francesco I d’Austria rinunciando alla denominazione di imperatore. Questi diede sua figlia Maria Luisa in sposa a Napoleone, quel Napoleone che nella notte di Natale del 1800 alla presenza del Papa si incoronò imperatore e che nel 1809 con un decreto sancì l’annessione dei territori pontifici alla Francia ed automaticamente la fine del potere temporale del Papato.
Far sopravvivere l’Impero Romano d’Occidente alle sue ceneri è stato quindi complessa e macchinosa alchimia nei secoli; di fatto è la Chiesa che ne ha raccolto il testimone.
La conversazione del Prof. Braccesi finisce qui e, come puntualizza pubblicamente la Prof.ssa Fulvia Toscano, costituisce momento di sintesi completa ed esauriente di Extramoenia e, al tempo stesso, momento di profonda riflessione, che poi è proprio ciò che la manifestazione vuole proporre alla società.