Roma, il Mediterraneo e l’Europa

L’atteso intervento del Prof. Valerio Massimo Manfredi ad Extramoenia.

di Giorgia Arena

«La caduta dell’Impero Romano d’Occidente avvenuta (per convenzione storica) nel 476 d. C. con la deposizione dell’imperatore fanciullo Romolo Augustolo. E’ stato un trauma che ancora oggi l’Occidente non ha superato completamente». Così esordisce il prof. Valerio Massimo Manfredi, illustre archeologo, nonché scrittore di romanzi che hanno fatto il giro del mondo (la trilogia Alexandros, L’ultima Legione, Il Tiranno, Chimaira, Lo scudo di Talos, etc…) e conduttore televisivo di programmi culturali.
Nella sua appassionante relazione dai toni limpidi e netti, propri di un vero maestro, ha posto l’accento sull’imprevedibilità della storia e sull’impossibilità per l’uomo di comprenderne le dinamiche più profonde. Il mondo romano aveva diffuso la propria ideologia del vivere ovunque: dal Mediterraneo (Tunisia, Marocco) all’Asia Centrale (Mesopotamia, Iran) grazie al bilinguismo tra greco e latino. Una causa tra tante della rottura di questo equilibrio è quello della penetrazione islamica che cancellò ogni traccia di cristianesimo. Più in là nel tempo non bisogna dimenticare l’avanzata turca alle porte di Vienna l’undici settembre del 1768 (anche le date e i parallelismi delle situazioni se collazionati possono assumere un significato) fermata da Eugenio di Savoia.
Come risolvere allora il rapporto tra impero di Roma e identità europea? Considerando l’identità romana non un hortus conclusus ma multietnica ed euro-mediterranea.
L’impero, allora costruito col sangue, continua a vivere come memoria storica in Europa perché le idee hanno una vita autonoma al di là della specificità dei singoli eventi e delle caratteristiche politiche. Anche la nostra nazione, senza il sogno universale di Augusto, sarebbe rimasta una accozzaglia di popoli.