La tragedia a… Extramoenia

DiComunicati

Mar 5, 2006

di ROBERTO QUARTARONE

Giardini Naxos – 3 Marzo 2006. La seconda giornata di Extramœnia si è aperta nel segno della tragedia greca. I lavori sono cominciati alle 9 con una doppia conferenza che ha illustrato due lavori moderni sulle opere teatrali elleniche: il libro “Il Teatro Antico” di Guido Paduano e la traduzione di Pier Paolo Pasolini dell’“Orestea” di Eschilo.

Presentato dal prof. Massimo Fusillo, il saggio di Paduano è un’ampia analisi della cosiddetta “polifonia” del dramma antico. Si occupa, cioè, della grande gamma di temi e di idee che caratterizza le tragedie greche. Paduano, tra i molti argomenti, tratta del riconoscimento della laicità dell’opera dei tragediografi greci, che hanno distaccato il tempo del rito (ripetitivo, ciclico) da quello della tragedia (originale, lineare) e quindi anche la religione politeista dalle storie narrate. Un altro tema fondamentale è l’immedesimazione, che è stata ottenuta nelle tragedie greche attraverso la rappresentazione delle specificità elleniche in cui si potevano riconoscere anche altri popoli: è per questo che ancora oggi molti personaggi possono essere considerati moderni o comunque attuali.


Il prof. Massimo Fusillo. Foto di G. A.

Uno degli scopi della traduzione di Pier Paolo Pasolini dell’Orestea era appunto quella di facilitare l’immedesimazione, ma fu capito solo dopo che Vittorio Gassman ebbe rappresentato l’opera al Teatro Greco di Siracusa nel 1960. La prof. Monica Centanni, docente all’Università di Venezia, ha così presentato il video “(S)comunicare l’antico”, una raccolta di interviste e documenti che narrano la difficile messa in scena della tragedia di Eschilo, che suscitò una valanga di polemiche a causa degli interessi trasversali di molti traduttori-filologi e della critica contemporanea, ma fu un successo strepitoso per la bravura dei due grandi intellettuali.

La prof. Monica Centanni. Foto di R. Q.