Scuola senza “c” si legge suola

Pubblichiamo la protesta dei presidi per la riduzione dei contributi per le supplenze.

Nello scrivere la parola scuola, per un errore di digitazione , spesso salta la lettera “C”. Lettera importante nella redazione del valore scuola perché diventa segno: della cultura – essendo la scuola centro di promozione ed elaborazione culturale; della comunità – volendo realizzare nella scuola una interazione di rapporti tra docenti, genitori e alunni; della cooperazione – essendo tutti gli operazioni impegnati a svolgere compiti e funzioni diverse, ma sempre convergenti all’idealità educativa; del coordinamento – di tutte le iniziative e attività funzionali all’azione sociale della scuola; delle competenze – che sono quelle che ciascun alunno dovrà acquisire; del carattere – che forma la persona e la guida a diventare personalità.

La lettera “c” ricorda anche i contributi economici che la scuola ha il diritto di ricevere per poter far funzionare la macchina organizzativa di un servizio complesso.

Abbiamo salutato con positività l’accoglimento della nostra proposta di assegnare alle scuole autonome i finanziamenti necessari in maniera diretta, senza i burocratici raggiri di assessorati e provveditorati, ma in questa positiva azione sono stati trascurati alcuni passaggi significativi che non possono essere codificati attraverso una ripartizione ed assegnazione di somme di tipo standard.

Il budget d’Istituto potrà bene utilizzare le somme relative alla progettualità, agli interventi di ordinaria amministrazione, ma non potrà farsi carico del problema stipendi dei docenti e del personale. A questa voce , infatti afferiscono, anche i supplenti temporanei.

Si registra che in alcune situazioni scolastiche, specie di periferia e di maggiore mobilità di personale nel corso dell’anno si assommano le supplenze per maternità a quelle temporanee di pochi giorni e questo calcolo non potrà essere soggetto a previsione da parte della singola istituzione scolastica , ma dovrebbe essere gestita dalla Direzione Provinciale del Tesoro che amministra gli stipendi del Personale scolastico.

L’istanza di rivedere le norme indicate e le prescrizioni indirizzate alle scuole dovranno essere necessariamente rivedute e corrette se non si vuole che la scuola senza “c” resta una semplice “suola” che tutti calpestano e trascurano , quando si tratta di pensarla come centro di cultura e di formazione per il futuro e la crescita della società civile e che tutti si sentono autorizzati di condannare quando si assiste a fatti come quelli del Cibali di Catania.

Certamente il modello di scuola artificiale e vuoto di contenuti e di valori, proposto dal Grande Fratello e da Maria De Filippi non soffre i disagi delle nostre povere istituzioni, dove operano zelanti e diligenti professionisti, attenti educatori e veri docenti

L’attuale Governo, il ministro che tiene la borsa dello Stato italiano, dimostri di essere capace di saper investire nel futuro dello Stato italiano, salvaguardando la scuola ed i diritti dei giovani, speranza del futuro della nostra Nazione.

Giuseppe Adernò
ASAS Catania