I pionieri della Grifone: Vittorio Curr

DiRoberto Quartarone

Nov 11, 2007

La riorganizzazione della pallacanestro maschile catanese dopo lo scioglimento del Giglio Bianco pass soprattutto attraverso lattivit studentesca. Tra le societ che riuscirono a ritagliarsi uno spazio sempre maggiore allinterno dellattivit sportiva locale emerse la Grifone e, tra gli elementi che giocavano in una delle sue prime formazioni, vi era Vittorio Curr.

Il Messina al torneo di Bologna nel 1936. Vittorio Curr  il numero 5.Mio padre ha giocato una vita a pallacanestro afferma Luisa, figlia ed erede sportiva di Vittorio, avendo giocato con il Cus. Gioc tanti anni a Messina: in squadra cerano Cesare Lo Forte, a cui stato dedicato un torneo locale, e Vittorio Tracuzzi, che sarebbe stato anche c.t. della nazionale. Anche altri suoi compagni sono rimasti nellambiente, come dirigenti a livello nazionale. Nel 1936 gioc anche un torneo a Bologna con la sua squadra. Dopo la guerra, si arruol nellaviazione e si occup prevalentemente di meteorologia. Proprio per lavoro si trasfer a Siracusa, dove ha giocato ed ha anche diretto una squadra femminile. Tra le ragazze che allenava, cera anche la sua futura moglie, mia madre.

Quand arrivato a Catania? Alla fine degli anni quaranta. Io sono nata in citt e mio padre ha smesso di giocare nel 1952, con la maglia della Grifone. Poi mi ha sempre portato al PalaSpedini a vedere giocare la sua ex squadra.

Di cosa si occup dopo il ritiro? Negli anni sessanta, lavorava nella torre di controllo che gestiva le telecomunicazioni della Sicilia orientale e della Calabria. Grazie al suo lavoro, diede una grossa mano a molti giocatori di basket, rugby e calcio: quando dovevano fare il servizio di leva, li chiamava come piantoni nel suo ufficio, per permetter loro di allenarsi e giocare. Aiut molti giocatori del Gad Etna, dellAmatori e del Catania Calcio, che ovviamente gli forniva un abbonamento gratuito per lo stadio! Conosceva bene lallenatore Carmelo Di Bella ed era un grande amico dellarbitro internazionale Concetto Lo Bello, che da giovane avrebbe voluto giocare a pallacanestro, ma lui gli faceva fare solo il raccattapalle: Non sei cosa di giocare a pallacanestro! gli diceva. Lo veniva sempre a trovare prima di partire per le trasferte, prendevano un caff insieme e Lo Bello gli dava sempre del lei: era un signore.

Roberto Quartarone