La generazione-Di Maria: Luisa Currò

DiRoberto Quartarone

Nov 11, 2007

«Erano altri tempi. Durante le lunghe trasferte, avevamo anche il tempo di cucirci i numeri sulle maglie e sulle tute. Altro che completini e borsoni firmati!» Negli anni sessanta, il lavoro di alcuni professori-pionieri ottenne dei risultati: nel 1966 il Cus Catania femminile si iscrisse alla Serie B, in cui rimase per tre anni. Tra le protagoniste, vi era la playmaker Luisa Currò.

Come ha iniziato a giocare a basket? «La mia insegnante di educazione fisica, la professoressa Abbatelli, mi invogliò ad entrare nella squadra del Gemmellaro, con cui affrontai vari campionati studenteschi, vincendone uno regionale a Messina. Ma io non potevo non fare pallacanestro perché mio padre ha giocato tanti anni a Messina e mia madre giocava nel Siracusa quando lui la conobbe. Quindi era naturale che seguissi i miei genitori!»

pallacanestroQuando è passata al Cus? «Non sono “passata”: ho continuato a giocare con la mia scuola, ma grazie al professor Giovanni Di Maria, che insegnava lì, sono entrata a far parte del Cus. Nel 1966 disputammo uno spareggio contro una squadra messinese per l’ammissione alla Serie B e lo vincemmo. Ma non eravamo abbastanza preparate: quell’anno le perdemmo tutte…»

Da chi era composta la squadra? «Le ragazze più brave erano Mariella Jacobello, Elena Lo Turco, Ernesta Maldi e Silvana Squadrito. Noi eravamo le “ragazzine”. La maggior parte della squadra proveniva dal Gemmellaro, ma alcune erano del Cutelli. Il liceo aveva creato una squadra chiamata Giglio Bianco, che avrebbe poi preso il posto del Cus con il nome di Eurogomma. La società invece era quasi a gestione familiare: della dirigenza noi conoscevamo solo il segretario, Saro Spampinato, mentre la fidanzata di Di Maria era sempre con noi, quasi come una mamma.»

Dove giocavate? «All’epoca non esisteva la Cittadella. Inizialmente, giocavamo in casa nella palestra del Gemmellaro, l’Enrico Toti, ovviamente all’aperto; poi passammo al PalaSpedini. Per andare in trasferta, invece, prendevamo soprattutto il treno e a volte ci accompagnavano i genitori: il padre delle Squadrito, ad esempio. Aveva un cane, che portava sempre con sé: una volta, a Messina, stavamo perdendo contro la Drago e lui, nella speranza che sospendessero la partita, lo fece entrare in campo! Successe il finimondo, ma l’incontro riprese.»

Come andarono le altre stagioni con il Cus? «Durante la seconda e la terza stagione vincemmo qualche partita. Era molto bello allenarsi con Di Maria, soprattutto perché ci faceva scontrare con la squadra maschile! Tra i ragazzi c’era anche Carmelo Viola, l’attuale allenatore del Battiati. Poi si dovette sospendere l’attività per vari motivi: una si era sposata, un’altra era incinta, io era andata a studiare fuori, altre smisero di giocare. Proseguì l’attività l’Eurogomma di Alfredo Greco.»

E lei dove andò? «Io studiavo all’ISEF di Palermo, giocai per un anno con l’Unione Sportiva in un campionato non più a livello regionale: arrivammo a giocare anche a Cosenza. In seguito, continuai ad allenarmi con la squadra maschile dell’MMP, che ospitava tutti i ragazzi fuori sede. Alcuni venivano anche dalla Virtus Ragusa, come Piccionello. Nel 1971 tornai a giocare con l’Eurogomma, ma studiavo ancora nel capoluogo. Alla fine della stagione decisi di smettere.»

Ha anche allenato qualche squadra? «Sì, ho fatto prima il corso come preparatore regionale e nel 1975 sono diventata la prima aspirante allenatore donna in Sicilia. Per prendere il tesserino ho dovuto fare due settimane di corso a Messina, otto ore al giorno, con venti uomini e solo io donna! Ho allenato l’Aics, in Promozione, e il Gad Etna femminile, a livello di centro addestramento, ma non mi piaceva l’ambiente e lasciai. Da allora mi sono occupata di basket solo a scuola, come insegnante.»

Una partita da ricordare? «Nel 1968 abbiamo giocato ad Agrigento. Aveva nevicato da poco, ai bordi del campo c’era tutta la neve spalata. L’arbitro pretendeva che giocassimo con i pantaloncini, ma alla fine riuscimmo a giocare con i pantaloni della tuta… Al rientro, scoprii che la zona era stata colpita dal terremoto del Belice: rimasi sconvolta. Un’altra volta andammo a Piazza Armerina, nel periodo del palio: proprio mentre giocavamo, entrarono in campo cavalli e fantini!»

Segue ancora la pallacanestro? «Solo a livello di Serie A. Non c’è molto da vedere qui a Catania, ogni tanto vado alle partite del Battiati, che gioca vicino casa mia. L’anno scorso ho visto Battiati-Cus e Carmelo Viola mi ha odiato: tifavo Cus e lui avrebbe voluto che parteggiassi per il Battiati dato che una volta giocavamo insieme!»

Roberto Quartarone