Per passione… per sport!

DiRoberto Quartarone

Nov 8, 2007

Insultati, accusati, bistrattati: durante ogni incontro sportivo, gli arbitri subiscono di tutto. Fortunatamente, la “caccia all’uomo” che spesso si vedeva in passato al termine delle partite, oggi è una rarità.

È molto più comune la contestazione pacifica o le critiche da moviola. Ma se non ci fossero loro, non ci sarebbe lo sport: ogni tanto quindi bisognerebbe anche ringraziarli.

Attraverso le impressioni di due arbitri regionali, di pallacanestro e di calcio, si può constatare che la situazione non è facile. Poco aiutati, vengono spinti dalla passione per lo sport e dalla soddisfazione di concludere la partita… incolumi!

Manuela BuscemaFrancesco Le Metre, 23 anni, arbitro di calcio della sezione di Catania ed ex giocatore dell’Ardor Sales, ha già oltre 80 partite alle spalle tra giovanili, III e II Categoria. Manuela Buscema, 28 anni, è invece arbitro di pallacanestro della sezione di Ragusa e giocatrice dell’Aprile Augusta.

Quando e come hai iniziato?
M.B.: Be’, inizialmente perché mi piaceva un giocatore e ho deciso di fare il corso per arbitri per conoscerlo! In realtà mi ero infortunata e rischiavo di dover smettere di giocare: facendo l’arbitro avrei potuto rimanere nell’ambiente senza problemi. Poi comunque mi sono ripresa e ho continuato sia a giocare che ad arbitrare.
F.L.: Nel 2004 un mio amico arbitro mi ha convinto a fare il corso. Ci sono andato solo per provare; prima giocavo e non pensavo di fare l’arbitro. Inizialmente è stato difficile ambientarsi, ma dopo le prime partite è stato tutto più facile. Ora sono sicuro di me, abbastanza autoritario e mi faccio rispettare. Spero di poter arrivare in Eccellenza e il mio prossimo obiettivo sono le 100 partite.

Francesco Le MetreCredi che esistano arbitri “venduti”?
M.B.: Nel basket no. Almeno, non al mio livello. Per quanto prendiamo, è veramente difficile!
F.L.: Nei campionati in cui arbitro io no. Le partite hanno una minore importanza, non si arriva a tanto per vincerle.

E il livello di preparazione com’è?
M.B.: Quello delle squadre è basso e di riflesso anche il nostro lo è. Quando i giocatori sono bravi, è normale che anche gli arbitri migliorino, ma se si rimane ad un profilo basso nessuno ne trae giovamento.
F.L.: A questi livelli molti arbitri sbagliano perché mancano gli assistenti: essere da soli può farti prendere decisioni sbagliate, specialmente per il fuorigioco: sbagliano in A, figuriamoci nei campionati dilettantistici! Il dislivello di bravura dei giocatori è nettissimo tra III e II categoria. In II, inoltre, i giocatori sono più rispettosi e le gare possono essere gestite meglio.

Qual è stato il momento più bello della tua carriera?
M.B.: Non ce n’è uno in particolare, ma quando a fine partita le squadre mi vengono a stringere la mano facendomi i complimenti è sempre un bel momento.
F.L.: Alla fine di ogni partita, dopo essere tornato a casa, è un bellissimo momento sentirsi con la pelle salva! A parte questo, è stato un onore poter arbitrare l’Atletico Catania, che è seguito ancora da tanti tifosi, al Comunale di Acireale e al Greco di Caltagirone.

E il momento più brutto?
M.B.: Anche in questo caso, nessuno in particolare.
F.L.: Proprio durante la partita dell’Atletico (a Biancavilla) sono stato aggredito dai tifosi. A Misterbianco, invece, un giocatore del Real San Cristoforo mi ha dato una manata dopo che ho espulso due suoi compagni: è stato squalificato per 5 anni.

P2270463.JPGQual è il vostro rapporto con i giocatori?
M.B.: Per me che sono contemporaneamente arbitro e giocatrice è interessantissimo, perché quando gioco posso capire gli errori che fanno i direttori di gara, e quando arbitro ovviamente comprendo le loro reazioni.
F.L.: Solo di tipo formale. Non bisogna dare troppa confidenza se no i giocatori se ne approfittano: prima di ogni partita li chiamo a raccolta per comunicar loro che se contestano le mie decisioni rischiano l’espulsione.

Roberto Quartarone