Consiglio per… la sosta!

DiEmanuele Rizzo

Mag 12, 2010

Ad  un incuriosito Dante (Roberto Benigni) appena giunto a Palermo da Firenze, lo “zio” – in realtà l’avvocato di Johnny Stecchino – descrive i problemi della Sicilia e si sofferma in particolare su uno: la «più grave di queste piaghe, che veramente diffama la Sicilia, lei ha già capito, è inutile che io glielo dico, mi vergogno a dirlo: è il traffico… troppe macchine… traffico vorticoso che ci fa nemici famiglie contro famiglie».

Naturalmente nel capolavoro cinematografico di Benigni il concetto di “traffico” andava a camuffare quello di “mafia”. Ma è pur vero che il traffico è uno degli elementi distintivi delle grandi città siciliane, in particolare Palermo e Catania.

Giorno 25 aprile l’emittente “Antenna Sicilia” ha mandato in onda un servizio in cui si lanciava un allarme contro le multe incessanti emesse dai vigili urbani di Catania (il servizio era intitolato, appunto,  “Basta multe selvagge”: http://www.lasiciliaweb.it/index.php?mod=video&id=38864).

Ma come, in una città in cui vi è uno tra i tassi di traffico più elevati dell’intero Paese si intitola un pezzo (della maggiore emittente televisiva locale) “Basta multe selvagge”? Andiamo bene!

Il servizio, curato da Alessandro Sofia, testimonia in effetti un coro unanime da parte di commercianti del centro città (viale Vittorio Veneto in particolare), i quali lamentano la crisi delle vendite, dettata a loro avviso principalmente da una coatta negazione della sosta lungo i margini della strada.

Non mettiamo in dubbio che ciò sia vero: di certo, avere la possibilità di sostare con la propria auto di fronte al negozio dove ci si sta recando rappresenta per il cliente un enorme vantaggio, oltre che grande comodità e risparmio di tempo, con conseguente vantaggio anche per il commerciante che ricava maggiori acquirenti. È pur vero, tuttavia, che gli interessi di una fetta di cittadini non possono influenzare illegalmente gli interessi dell’intera comunità (per quanto estesa sia tale fetta). Sottolineo illegalmente: nel servizio in questione, infatti, la sosta oggetto di discussione (e di multe salate) avviene lungo la corsia preferenziale.

Ora, chi conosce la zona sa bene che la strada in questione è un’arteria fondamentale per la città; la corsia preferenziale – la quale, essendo sul margine destro della carreggiata, non permette la sosta da quel lato della strada – è un elemento indispensabile nell’economia della viabilità di tale area urbana, in quanto dà la possibilità ai mezzi pubblici (assai numerosi in questo tratto) di poter percorrere la strada senza intoppi.

In realtà, però, la sosta selvaggia che si opera nel senso di marcia opposto (con frequente presenza di macchine in doppia fila) e quella lungo, appunto, la corsia preferenziale destra congestionano il traffico e rendono la viabilità pressoché impossibile.

Tale premessa serve per consegnare al lettore una panoramica completa del problema. La situazione delle strade catanesi è pressoché simile a quella appena descritta, con il presentarsi dei medesimi problemi di viabilità e di affari. È evidente che si vive quotidianamente in una pressa, dove le rilevanti problematiche commerciali dei negozianti fanno da contraltare alle sempre crescenti difficoltà di viabilità cittadina. Come fare a coniugare le due cose, cercando di limitare i danni?

Beh, la risposta è certamente difficile da fornire: applicare una rigida osservanza delle norme, come testimoniato dal servizio, paralizza l’attività dei commercianti; dall’altro lato, però, permettere che tale situazione caotica venga bonariamente accettata in favore delle attività commerciali comporta la congestione dell’intera città, soffocata (nel vero senso della parola) da traffico e smog.

I tentativi di mediazione che ogni giorno vengono perpetuati mostrano sempre risultati superficiali e temporanei: le strade sono talmente intasate e sovraccariche che i disagi di un qualunque luogo si ripercuotono con effetto domino su tutta la città, e quindi questo gioco di tappabuchi non produce alcun effetto positivo (anzi, alcune volte produce addirittura effetti negativi).

Dunque il problema andrebbe risolto alla radice, nelle sue fondamenta. Io penso che il vero cuore della questione sia nella cultura stessa delle persone, in quest’atmosfera “comodista” che è tipica della Sicilia e di Catania in particolare.

Quando un catanese torna in città dopo essere stato fuori per qualche giorno si ritrova sempre spiazzato: la visione del traffico cittadino conferisce un’aria stressante, contorta, viziata, quasi un tunnel senza uscita. Non che in tutti gli altri luoghi non vi sia traffico! Ma di certo esso viene affrontato in modo diverso, con più decisione, perché ci si rende conto che l’ordine in città conferisce ordine anche nella vita dei singoli membri della comunità.

Ordine… quindi regole… quindi rispetto di quest’ultime… Certo, devono essere regole che possano essere riviste, rivalutate, riadattate alle situazioni con cui si ha a che fare. È chiaro che, però, per fare in modo che tali regole vengano riconosciute e rispettate è necessario agire su chi sarà il destinatario di queste per permettere un adattamento degli individui alle norme emesse.

Questo adattamento, comunque, non può essere auspicato infondendo nella comunità l’idea “Basta multe selvagge”! Al contrario, si dovrebbe dire “basta soste selvagge” e aprire un confronto, cercando di eliminare questa visione “comodista” della vita.

A Catania non esiste la cultura del mezzo pubblico, né dello spostamento a piedi o in bicicletta; la gente si muove con mezzi privati e cerca posteggio esattamente all’altezza del luogo dove deve recarsi. È inevitabile che il traffico proliferi a dismisura, che non si trovino parcheggi e che non si abbia la possibilità di fare due passi in una strada sgombera di veicoli (ad esempio via Etnea, che ultimamente stia tornando ad essere quell’arteria trafficata che era un tempo, malgrado sia teoricamente permesso il transito dei soli mezzi pubblici e sia soggetta a divieto di sosta).

A tal proposito, una delle idee che cercava di porre rimedi a questa situazione è quella delle ZTL nel centro città: dopo un periodo di prova nella scorsa estate, dal 31 agosto 2009 il centro storico DOVREBBE essere zona a traffico limitato (la ZTL è in teoria compresa fra le vie: Antonino di Sangiuliano, Monsignor Ventimiglia,  Vittorio Emanuele, Raddusa, Santa Maria del Rosario, della Loggetta, Euplio Reina e Mancini. Le strade pedonali dovrebbero essere: via Euplio Reina, piazza Ogninella, via Sant’ Orsola, via Perrotta, piazza Scammacca, via Pulvirenti, via Santa Maria del Rosario, via Sant’Agata, via Mazza, via Leonardi, via Valle, via Birreria, via Landolina, vicolo della Sfera).

Oggi di quest’area pedonale non si hanno notizie: anche qui la sosta è selvaggia giorno e notte (malgrado le transenne e i divieti) e tocca livelli intollerabili quando, venerdì e sabato sera in particolare, la zona pullula di gente che dà vita alla tanto pubblicizzata e decantata “movida” catanese, creando notevoli impedimenti al cammino delle persone.

La città è in preda all’anarchia più totale e non si può far altro, a quanto pare, che appellarsi al buon senso dei cittadini affinché, con un briciolo di impegno e sacrificio, si adoperino per contribuire (anche se minimamente) a rendere più vivibile – anzi, direi “meno invivibile” – la viabilità cittadina. Il benessere pubblico è parte integrante del benessere personale!