Il Forum antimafia a Cinisi nel ricordo di Peppino Impastato

DiComunicati

Mag 5, 2010

«Un militante comunista per il quale la lotta di classe era la Bibbia, ma soprattutto un poeta che prima e più di ogni politico riusciva a cogliere e a capire in anticipo i cambiamenti della società». Così Giovanni Impastato, invitato a Catania dal Popolo viola per illustrare il programma del Forum antimafia che si svolgerà da domani a domenica a Cinisi, ha descritto il fratello Peppino, il giovane di Democrazia proletaria assassinato il 9 maggio del 1978 dalla mafia che cercò di farlo passare per un terrorista morto mentre preparava un attentato.

Come i poeti di allora in America – Joan Baez, Bob Bylan -, a metà degli anni Sessanta Peppino era pacifista e si opponeva alla guerra in Vietnam ed era ambientalista molto prima di tanti altri; credeva nel ruolo dei mezzi di comunicazione di massa e, soprattutto, parlava di mafia quando molti altri ne negavano ancora l’esistenza e in più la sua non era un’antimafia delle parole e delle passerelle, ma «un’antimafia sociale, dal basso».

Il Forum, intitolato al fratello ma anche alla madre Felicia che ne assecondò le battaglie, «vuole proprio proseguire – ha spiegato Giovanni Impastato – sul percorso tracciato da Peppino». E dunque in questi quattro giorni si parlerà di ambiente, si parlerà di lavoro (ma saranno i precari e gli operai a farlo), si parlerà di legalità, ma con una precisazione: legalità non è rispetto delle leggi quando leggi sono anche quelle razziste di Hitler o quelle ad personam. «Legalità – per Impastato – è rispetto dell’uomo, della dignità umana».

Da qui l’appello ad essere in tanti il 9 maggio a Cinisi per la manifestazione conclusiva, per continuare a lottare per la giustizia sociale e per la difesa di valori e ideali continuamente calpestati in un Paese che legittima l’illegalità e dà copertura legislativa ai “peggiori crimini sociali”.

E anche un appello ad esserci e a sostenere le battaglie rivolto a quel po’ di libera informazione che ancora resta, ai movimenti, ai singoli cittadini, alle poche istituzioni che ancora credono nel valore della democrazia: perché comunque non è vero – dice Impastato – che questo è un Paese spento, ma è vero che ci sono persone rassegnate che non hanno bisogno della verità e »quando manca il bisogno di verità si spalancano le porte alla mafia, alla corruzione e al malgoverno. Perciò – afferma – non bisogna gettare la spugna, perché l’unico bene che non possono sottrarci è la fiducia nei nostri ideali».

Durante i giorni del Forum sarà restituita alla collettività la casa del boss Tano Badalamenti, mandante dell’uccisione di Peppino Impastato, confiscata dallo Stato e che probabilmente sarà assegnata all’Associazione “Casa memoria Impastato”.