«La "statio sofiana" di Mazzarino merita il riconoscimento Unesco»

«La storia di Mazzarino e dei suoi beni archeologici meritano di essere riconosciuti patrimonio umanitario dell’Unesco. Da tempo stiamo lavorando con impegno per raggiungere questo obiettivo, anche attraverso iniziative come quella che coinvolge i ragazzi delle scuole nella valorizzazione del sito romano di Sofiana, antica “statio” lungo la via Catania-Agrigento dove i viaggiatori si fermavano alla ricerca di un riparo per la notte e di un cambio per i cavalli. I giovani infatti si sono impegnati nella ricerca e nel recupero dei valori del passato che trasudano da queste antiche mura»«. Così la soprintendente ai Beni Culturali e Ambientali di Caltanissetta Rosalba Panvini ha commentato la giornata conclusiva –lunedì 7 giugno presso il sito archeologico mazzarinese – del progetto “Valorizzazione e legalità a Sophiana”, nato dal protocollo firmato tra la Soprintendenza–Servizio per i Beni archeologici, la Provincia Regionale di Caltanissetta, l’Istituto “Carlo Maria Carafa” di Mazzarino, l’Ispettorato ripartimentale delle foreste di Caltanissetta, l’Hotel “Alessi” di Mazzarino, con la supervisione della Questura di Caltanissetta, del Comando dei Carabinieri di Caltanissetta e della Stazione di Mazzarino.

La “statio philosophiana” – questo l’antico nome dell’insediamento – può tornare ad essere «una preziosa sosta per i turisti – ha dichiarato il vicesindaco di Mazzarino Salvatore Longone – attraverso un ricongiungimento, in termini di viabilità, con Piazza Armerina e con le bellezze archeologiche della Villa del Casale, distanti appena sei chilometri.

Il sito mazzarinese è oggi poco conosciuto dagli stessi siciliani perché le vie di comunicazione sono poco fruibili: basterebbe invece rendere agevole un tratto di appena due chilometri per consentire a Sofiana di entrare a far parte di un circuito turistico virtuoso».

Primi protagonisti del progetto i giovani dell’Istituto “Carlo Maria Carafa” e il Gruppo archeologi d’Italia (G.A.I) di Piazza Armerina, che per l’occasione hanno vestito i panni di sarti, cuochi e piccoli archeologi – si deve al loro intervento infatti la fruibilità del sito – trascorrendo il tempo in un’aula speciale come quella dei resti di Sofiana. Grazie al supporto dell’Università di Catania gli studenti hanno ricucito gli antichi abiti greci, ricomposto le musiche del tempo e rielaborato i piatti gastronomici dell’epoca: trippa con ceci, sgombro avvolto in foglie di fico e capretto stufato in terracotta, cucinati proprio come secoli fa.