Nessuna lapide per Salvatore Novembre, vibrata protesta dell'Anpi

Salvatore Novembre aveva 20 anni. Abitava ad Agira (Enna), originario di Polizzi. Era un pendolare quotidiano con Catania, dove svolgeva il suo lavoro di operaio edile. La sua vita fu fermata nella serata dell’ 8 luglio 1960 da un proiettile, tra i tanti sparati  dalle forze di polizia contro i migliaia di manifestanti che, come avvenuto in tante altre città italiane, protestavano contro il governo democristiano Tambroni che si reggeva con l’appoggio dei fascisti del Msi: rivendicavano lavoro e democrazia.  A Catania in quella tragica giornata molti altri lavoratori rimasero feriti dai proiettili. Nei luoghi della protesta in Italia altri nove lavoratori rimasero uccisi, compreso tre ex partigiani che durante la Lotta di Liberazione avevano lottato contro i nazifascisti. Molte centinaia, complessivamente, i feriti e gli arrestati.

Salvatore Novembre, non soccorso, morì orribilmente sul selciato di piazza Stesicoro, quasi a ridosso dell’angolo con via Gambino. Solo dopo un’ora del tragico evento alcuni cittadini ebbero la possibilità di caricarlo su una macchina  e portarlo in ospedale. Giunse cadavere. Era sposato da appena quarantacinque giorni, con una ragazza di sedici anni.

Il Sindaco Stancanelli già alcune settimane addietro aveva raccolto positivamente la proposta avanzata dalla Cgil rivolta a fare collocare da parte del Comune una lapida in memoria di Salvatore Novembre. In piazza Stesicoro, nel luogo dove il giovane lavoratore aveva perso la vita.

«Giovedì 8 luglio, nel pomeriggio, durante la commemorazione organizzata nella piazza  – si legge in un comunicato dell’Anpi di Catania – dalla Cgil e dall’Anpi di Catania, nella ricorrenza del 50° anniversario del drammatico evento, con la posa di una corona d’alloro, i centinaia di lavoratori convenuti hanno constatato con grande sbalordimento che la targa non era stata posta. La decisione assunta non era stata rispettata. Un forte sdegno, accompagnato da una energica disapprovazione, è stato mosso dai cittadini durante la commemorazione».

«L’ Anpi, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia di Catania – conclude la nota – stigmatizza in maniera ferma questo inammissibile comportamento, indirizzato a non onorare degnamente questo figlio della nostra città, morto per il lavoro e in difesa della democrazia. Un fatto che lede profondamente le coscienze civili e democratiche, che avviene in una città dove alcuni anni addietro sono state intitolate tre strade a rappresentanti fascisti, compreso il gerarca Filippo Anfuso, rappresentante in Germania della Rsi., stretta alleata dei nazisti nella persecuzione dei partigiani e degli ebrei».