No della Regione alle trivellazioni nel Canale di Sicilia

C’è un no secco della Regione Sicilia alla realizzazione di un progetto che prevede tre piattaforme e tre pozzi di metano nel Canale di Sicilia. Lo ha ribadito con forza l’Assessore Regionale al Territorio e Ambiente, on. Giovanni Roberto Di Mauro.

Ma la posizione del Governo Lombardo è stata ampiamente sostenuta a Roma anche dall’architetto Vera Greco, componente della Commissione Nazionale per Valutazione dell’Impatto Ambientale, in rappresentanza della Regione Sicilia.

“In una regione come la Sicilia – ha spiegato l’Assessore on. Di Mauro – per la quale il mare rappresenta una delle attrattive turistiche  fondamentali, è ragionevole considerare che l’installazione di numerose piattaforme off-shore, con il conseguente impatto paesaggistico sull’orizzonte marino e le potenziali ricadute in termini di inquinamento da fuoriuscite di gas metano, porterebbero benefici praticamente nulli per la collettività e per il comparto dell’industria, della pesca e del terziario turistico avanzato, mentre altissimi potrebbero risultare i potenziali costi relativi alla sostenibilità economica. Costi per infrastrutture private con risorse regionali ed europee”.

L’Assessore Di Mauro ha proposto una delibera, approvata dalla giunta regionale, in cui si esprime “una chiara e netta contrarietà al rilascio di permessi di ricerca nel territorio della Regione siciliana ai sensi della legge del 21 luglio 1967, n. 613, già presentati al Ministero dello Sviluppo economico e di eventuali altre richieste future”.

Nell’esporre la posizione del Governo siciliano, l’architetto Vera Greco ha dichiarato : “E’ la prima volta che ci convocano a Roma per discutere di trivellazioni. Da diverso tempo chiediamo di essere ascoltati con insistenti lettere del Presidente Lombardo e dell’Assessore Di Mauro. Ho consegnato la copia della delibera del Governo regionale alla Commissione nazionale tecnica. A fronte di notevoli investimenti pubblici – e nessuno mi ha dato durante la riunione elementi sui costi – il gioco non vale la candela. Non può pagare la Sicilia per allineare l’Italia all’Europa.  Non ci sono giacimenti tali da giustificare investimenti e rischi. Nei prossimi giorni mi incontrerò con i tecnici della Regione Sicilia per studiare nuove iniziative da intraprendere. ”.

La posizione della Regione Sicilia è netta perché il Canale di Sicilia è sicuramente uno dei  mari più pescosi d’Europa e rappresenta una ricchezza in termini di fauna e biodiversità. La Regione Sicilia proporrà all’Eni, che vuole investire in piattaforme e pozzi, di destinare le risorse alla ricerca nell’ambito dell’energia geotermica di cui la Sicilia è ricca (un esempio per tutti l’Etna che potrebbe fornire molta energia pulita ).

In questo senso esperienze di grande opportunità economica sono state già fatte dalla Regione Toscana che non solo ha sviluppato la ricerca ma produce un quantitativo di energia notevole.