"SalvalarteSicilia" fa tappa a Caltagirone per i fontanoni del Gagini

DiComunicati

Nov 4, 2010

“SalvalarteSicilia”, la manifestazione organizzata da Legambiente per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali dell’Isola, venerdì 5 novembre farà tappa a Caltagirone con due appuntamenti, patrocinati dal Comune, dedicati ai fontanoni del Gagini, fissati entrambi nei locali del III circolo didattico (che collabora all’evento), in via Acquanuova: alle 10 la presentazione dell’iniziativa con la comunicazione didattica “Le fontane  dell’Acquanuova: l’acqua  che canta”, la compilazione delle schede didattiche e l’elaborazione di idee per il sito”; alle 17, nell’aula magna della scuola, una conferenza – dibattito e la presentazione delle proposte degli alunni (220 i bambini coinvolti, appartenenti alle classi terze, quarte e quinte elementari dei diversi plessi del circolo) con gli interventi del sindaco Francesco Pignataro, della dirigente scolastica Lidia Di Gangi, del responsabile di Salvalarte Caltagirone, Biagio Pace, e del responsabile di Salvalarte Sicilia, Gianfranco Zanna.

Un po’ di storia: nel 1574 il Senato di Caltagirone deliberò di incanalare l’acqua dei Semini, una contrada allora vicina all’abitato, per condurla nei pressi delle mura ed a tal uopo incaricò dapprima l’ingegnere idraulico Giuseppe Lombardo da Messina. L’opera fu poi portata a compimento da Domenico Bisazza, anch’egli da Messina. L’opera era molto ardita e dispendiosa per i mezzi dell’epoca, perché l’acqua doveva attraversare un ampio tratto di terreno montuoso, con la necessità di creare gallerie. Per la realizzazione della parte visibile dell’opera, i fontanoni, fu chiamato Antoniuzzo Gagini, già impegnato in altre opere commissionategli dal Senato, tra le quali l’elegante Corte Capitaniale. Il Gagini progettò e realizzò nel 1607 due fontanoni gemelli che si aprivano verso la campagna come due piloni di una porta ideale. Ciascun fontanone mostra lateralmente cariatidi e dalla bocca di due mascheroni l’acqua sgorga in vasche doppie di marmo bianco. Sulla spalliera di sinistra, al di sopra dei mascheroni, l’aquila del Regno di Sicilia. Su quella di destra, l’aquila della Città e inoltre una lapide commemorativa. Dietro le spalliere due grandi vasche di pietra ed i lavatoi.

“Oggi – sottolinea l’avvocato Pace – il monumento versa in condizioni di evidente degrado, oscurato da una scuola e sovrastato dai ponti della ferrovia e di una circonvallazione, esposto all’ingiuria degli uomini che in tempi recenti hanno sottratto le aquile e la lapide ed ora hanno cominciato ad asportare le cuspidi laterali”.

“Urge un serio intervento – rileva il presidente della Legambiente calatina, Sebastiano Russo – che restituisca allo stato originario uno dei monumenti più importanti di Caltagirone e che  ridisegni lo spazio circostante. Esso ben si presterebbe ad ospitare un giardino attrezzato per i ragazzi del quartiere che non dispongono di aree adeguate e, perché no, potrebbe anche ospitare spettacoli estivi.

“Questa iniziativa – rileva la prof.ssa Di Gangi – fa parte delle attività per la valorizzazione del territorio e per il recupero della sua cultura e delle sue tradizioni (referente l’insegnante Daniela Vicino), che portiamo avanti nel nostro istituto con l’intento di rafforzare la conoscenza degli alunni (che ne sono protagonisti e fruitori) e il loro spirito identitario”.

“Sono in dirittura d’arrivo, nell’area dei fontanoni – afferma il sindaco Francesco Pignataro – lavori di rimozione dei rifiuti, pulizia e scerbatura, ma c’è anche un progetto (720 mila euro), da noi elaborato, per il quale speriamo di attingere ai fondi Por e che contempla il restauro conservativo dei fontanoni del Gagini e il ripristino del loro funzionamento, l’illuminazione artistica e il restauro degli elementi lapidei dei muri degli antichi abbeveratoi e dei lavatoi. Previste, inoltre – aggiunge Pignataro – la realizzazione di un piazzale, di un percorso turistico, di un’area per i giochi dei bambini e la collocazione di verde e opere di arredo urbano”.