«Nucleare? No Grazie!» Legambiente ci spiega perché

Sembra che l’Italia abbia costantemente bisogno di dimostrazioni spettacolari ed ineccepibili per cambiare direzione e rivedere le sue politiche. Se non fosse avvenuta la micidiale catastrofe di Fukushima, in Giappone, probabilmente in questo momento si affronterebbero discorsi ampiamente pro-nucleare e si spianerebbe la strada alle costruzioni delle future centrali.

Dopo il disastro nipponico, però, non è difficile incontrare esponenti politici, imprenditori, o persino esperti che ancora considerano l’energia nucleare come l’energia del futuro, la più pulita, la più economica e la più sicura.

Chi invece si è sempre schierato contro l’industria dell’atomo è Legambiente, da anni impegnata per far crescere quelle che molti scienziati reputano le uniche via di salvezza per il mondo intero: le fonti di energia rinnovabili. Ecco, quindi, il pensiero del Presidente di Legambiente Sicilia, Mimmo Fontana, il quale ha risposto alle nostre curiosità e ai nostri dubbi su tutto ciò che riguarda l’energia.

Che effetti ha ed avrà il disastro nucleare di Fukushima in Giappone e nel mondo? C’è il reale rischio che la nube tossica arrivi anche in Europa? E con quali conseguenze?

«Le correnti d’aria dal Giappone sono già arrivate mercoledì, ma in base a quanto dicono gli organismi internazionali non c’è alcun rischio per noi. Per quanto riguarda il Giappone e i paesi ad esso vicini, gli effetti delle radiazioni saranno evidenti per molti anni. Già si stanno cominciando ad avere problemi col pane, con l’acqua, con le verdure a foglie larghe e addirittura col pesce, alimento base per la cucina nipponica. Per quanto riguarda gli effetti sulla salute, sia la “Tepco” che il Governo sono stati accusati dai giapponesi di essere reticenti e di non aver fornito tutte le informazioni necessarie per quantificare ciò che è avvenuto. C’è da dire che sia l’agenzia nucleare internazionale che gli enti francesi hanno classificato il disastro di Fukushima come un incidente di classe 6, cioè solo una classe sotto Chernobyl, che rappresenta il massimo».

Il nucleare è un’energia pulita? E’ o potrà essere del tutto sicura?

«Il nucleare non è affatto un’energia sicura. Lo dimostrano questo incidente ed altri due disastri, uno negli Stati Uniti negli anni 70 e quello più noto di Chernobyl. Se in quei due casi si attribuivano le cause a degli errori umani, questa volta è stata la furia della natura a dimostrare che qualsiasi previsione possiamo fare sulla sicurezza ci sarà sempre il rischio che questa possa essere superata dalla realtà. Non è nemmeno possibile definirla un’energia pulita, in quanto ogni centrale nucleare produce una notevole quantità di rifiuti nucleari, che sono pericolosissimi e che saranno tali per migliaia di anni».

E’ economico? Perché si punta tanto sul nucleare, nonostante i noti problemi da esso derivanti?

«Costruire una centrale nucleare costa moltissimo. In questo momento Francia e Finlandia stanno costruendo due centrali con la stessa tecnologia acquistata dall’Enel, la EPR. Oggi questi due paesi stanno spendendo il doppio del tempo e il doppio del costo previsti. Ma ciò che non si considera quando si parla dei prezzi delle centrali nucleari riguarda il costo di gestione dello smaltimento delle scorie radioattive. Nel momento in cui si dice che il kilowattora dell’energia nucleare costa “X”, in quel costo non viene implementato tutto ciò che serve per gestire le scorie e per smaltirle. E’ chiaro che se si depura l’energia nucleare da tutti questi costi risulta un’energia più economica, ma evidentemente è un trucco. Un’autorevole agenzia americana, e sappiamo che gli americani non sono affatto anti-nuclearisti, sostiene che nei prossimi trent’anni l’energia nucleare sarà tra tutte l’energia la più cara, questo perché la ricerca è stata fatta considerando i costi veri del nucleare. Ormai nessun paese occidentale punta sul nucleare. Si cerca solo di far sopravvivere le vecchie centrali già presenti, ma non si investe su nuove centrali».

Affidandoci al nucleare oggi, cosa lasceremmo in eredità alle generazioni di domani?

«Ipotecheremmo il futuro dei nostri figli. E’ come se un genitore sprecasse il proprio patrimonio senza pensare ai propri figli e ai propri nipoti. Lasceremmo loro l’ingente problema di come smaltire le scorie. Chi gestisce oggi il nucleare sta creando dei problemi di cui non si prende la responsabilità  solo perché tanto graveranno sulle nuove generazioni. Credo invece che sia doveroso e razionale optare per un modello di sviluppo che non crei problemi nel futuro».

A proposito delle scorie, è già chiaro come si devono smaltire? Gli altri paesi che usufruiscono del nucleare come affrontano il problema?

«Non esiste nel mondo una soluzione per smaltire le scorie nucleari. Lo smaltimento sicuro è una chimera. In questo momento si mettono in atto attività di stoccaggio temporaneo, che non si possono considerare del tutto sicure».

Le fonti di energia rinnovabili assicurano una produzione costante di energia? Possono sostituire del tutto il petrolio?

«La stagione delle rinnovabili è appena all’inizio, eppure, quello che in un anno abbiamo prodotto in Italia con le rinnovabili è pari a quello che si produce con una centrale nucleare. Considerando che il progetto del Governo prevede sei centrali in tutto il paese, se continuiamo a crescere con questo ritmo, tra cinque o sei anni raggiungeremo una capacità di produzione di energia rinnovabile pari a tutto ciò che il Governo pensa di ottenere con l’intero programma del nucleare. Ma è comunque un percorso di crescita esponenziale. Per quanto riguarda il problema della discontinuità, lo si può facilmente risolvere creando un mix di sistemi che producono energie continue ed alternative, producendo in modo alternato con l’eolico e con il solare. Già oggi è possibile accumulare l’energia per poi riutilizzarla. Quindi le soluzioni tecniche a questi problemi esistono e si stanno ulteriormente sviluppando, ma, con il decreto Romani, l’Italia ha tagliato le rinnovabili, bloccando il loro sviluppo per reinvestire questo denaro (denaro che grava sulla bolletta degli italiani) nel nucleare, mentre praticamente tutti gli altri paesi occidentali si avviano gradualmente ad abbandonarlo. Io ritengo che debbano essere gli italiani a scegliere se investire sulle rinnovabili o sul nucleare. Per altro, negli ultimi tre anni il settore nucleare è  stato l’unico a salire di prezzo mentre tutti gli altri settori industriali crollavano».

Perchè allora il Governo italiano è così cauto nell’allontanarsi dal nucleare e non incentiva lo sviluppo delle rinnovabili?

«La resistenza del Governo è facile da spiegarsi: le energie rinnovabili hanno essenzialmente una prerogativa rivoluzionaria, in quanto danno la possibilità a chiunque di produrre l’energia in casa, da una piccola azienda ad un agricoltore. Non si avrebbe più bisogno dei grandi gruppi industriali che ci portano l’energia, si diventerebbe autonomi. E questa sarebbe una rivoluzione in un certo senso democratica che è già reale comunque nel nostro paese, seppur in minima parte, ma che se dovesse proporsi in maniera più incisiva cambierebbe radicalmente tutti gli equilibri industriali ed economici e politici. In Italia, purtroppo, le classi dirigenti guardano alle trasformazioni in corso sempre con grande cautela, per timore di perdere il potere».

A cosa servirà esattamente il referendum di Giugno?

«Il referendum servirà ad abrogare la legge con la quale il governo Berlusconi ha riaperto la stagione nucleare in Italia, in cui, dopo il referendum del 1987, era vietato costruire centrali nucleari Enel o per altri soggetti privati. Bisogna abrogare questa legge che rende praticamente vano quel referendum».

Quale sarebbe la fonte di energia più adatta per la Sicilia?

«La Sicilia sarebbe la regione ideale in cui usufruire del solare e dell’eolico, ma da circa tre anni il Governo ha fatto di tutto per limitare questo tipo di sviluppo, creando delle strozzature. Noi l’abbiamo denunciato per anni e continueremo a farlo».

Cosa fa Legambiente Sicilia? Come si sta muovendo al riguardo?

«Noi per diversi anni abbiamo chiesto che venisse presentato un piano energetico regionale. E’ arrivato con notevole ritardo e non era nemmeno un buon piano, visto che mancava tutta la parte regolamentare. In Sicilia siamo passati da una situazione totalmente anarchica in cui gli industriali non avevano limiti, ad una situazione del tutto bloccata, senza regole comunque. Legambiente crede che la Sicilia debba diventare una delle regioni leader in Europa grazie allo sviluppo delle rinnovabili. Ma affinché questo avvenga è necessaria una regolamentazione corretta che gestisca gli interessi degli industriali e quelli collettivi, bloccando le speculazioni e i progetti che vanno a devastare paesaggi da conservare».