A Perugia il Festival internazionale di giornalismo

Dal 13 al 17 Aprile, a Perugia,  si terrà la quinta edizione del Festival internazionale del Giornalismo. Esperti del settore, giornalisti famosi, direttori e  intellettuali offriranno la loro esperienza per far sì che questo evento così prestigioso diventi sempre più un’abitudine consolidata per Perugia.

Sarà proprio nel centro storico medievale del capoluogo umbro che si terranno le tavole rotonde, le riunioni e i dibattiti del Festival. All’interno degli antichi palazzi storici si discuterà di attualità e della professione del giornalista, e lo si farà con i più illustri rappresentanti della categoria, dal presidente dell’Ansa, Giulio Anselmi, a Concita De Gregorio, direttore dell’Unità; passando per Marco Travaglio, Matthew Ericson del New York Times e Mushtaq Laith di Al Jazeera.

In totale, saranno più di 330 gli ospiti che consentiranno a Perugia di sentirsi più “internazionale“ del solito, dato che sono previsti incontri con i giornalisti di tutto il mondo.

Anche quest’anno sarà dato spazio ai volontari, oltre 200 studenti tra i 15 e i 26 anni provenienti da tutto il mondo potranno discutere dei problemi dell’informazione odierna e di tutto ciò che riguarda il mestiere del giornalista in generale.
Attraverso workshop, premiazioni e presentazioni di libri, si affronterà una vastissima gamma di tematiche, dal caso “Wikileaks” alle rivolte in Africa, senza trascurare la situazione italiana, colpita dalla “fuga dei cervelli” e dal perenne e controverso  rapporto Stato/mafia.

Si parlerà di giornalismo d’inchiesta e di libertà di stampa, e lo si farà in un clima amicale, improntato al continuo scambio di idee, mirando al confronto e al dialogo e dando la possibilità a tutti i cittadini di intervenire liberamente e conversare con gli esperti del settore. Non sarà per niente difficile, infatti, vedere uno studente discutere con Mark Fiore, vincitore del premio Pulitzer 2010, o con Justin Peters, direttore di “Columbia Review online”.

Il Festival dà la possibilità a tutti di sentirsi più vicini a ciò che accade nel mondo e che viene raccontato dai media, dando un senso democratico al rapporto che c’è tra informazione e gente comune.