I "perché?" di Mr. VolpOne resteranno senza risposta

È stata la conferenza stampa delle prime volte quella che si è tenuta dopo la semifinale d’andata di Champions League tra Real Madrid e Barcellona.

Innanzitutto, è la prima volta, forse, che si inizia con una domanda posta dall’intervistato, Josè Mourinho, che esordisce chiedendo “Perché?”, e lo ripete più volte, lasciando che siano gli altri a cercare una risposta.

Per la prima volta nella storia del calcio ufficiale si grida al complotto. Riferendosi all’espulsione (non netta, ma condivisibile) inflitta a Pepe, alla conseguente cacciata del tecnico portoghese e, soprattutto, a tutte le altre volte in cui, secondo Mourinho, il Barcellona è stato clamorosamente favorito dai vari Busacca, De Bleeckere, Ovrebo.

Per la prima volta, l’allenatore di una delle squadre più blasonate e vincenti al mondo, come il Real Madrid, afferma chiaramente e pubblicamente che l’avversario ha già passato il turno, senza prima aspettare l’esito della partita di ritorno.

Ed è la prima volta che appassionati e tifosi, più che parlare della partita o fare calcoli per il ritorno, aspettano le parole dello SpecialOne.

Dopo il match, piuttosto deludente dal punto di vista dello spettacolo, i telespettatori avevano una sola preoccupazione: sentire cosa avesse da dire Mourinho, il re delle conferenze stampa, pre e dopo gara, il mago della dialettica, dello sfottò, dell’autodifesa e della presunzione.

Quello che si presenta davanti ai frementi giornalisti del Bernabeu non è il Mourinho cupo e amareggiato che qualcuno si aspettava, bensì un uomo relativamente sereno e apparentemente rassegnato. Già, rassegnato a quello che ormai è lo “strapotere del Barcellona”, a cui nemmeno lui, lo SpecialOne, può dar battaglia.

Il portoghese inizia il suo show chiedendo appunto per quale motivo, ogni anno, il Barcellona, “che è una squadra fortissima”, sia favorita dagli arbitri. Riferendosi alle partite delle stagioni precedenti  con  Chelsea e Inter, Mourinho si chiede da dove derivi tutto questo potere, se “dall’Unicef o da Villar”, presidente della federazione spagnola.

“Complimenti a loro perché sono una squadra fantastica e complimenti anche per tutto questo potere che sono riusciti ad ottenere.”

Il monologo dello SpecialOne è un capolavoro di convincimento e dissuasione allo stesso tempo. Con il suo carisma e la sua ammaliante dialettica, il tecnico di Setubàl pone l’attenzione sul presunto potere dell’avversario, facendo dimenticare la bruciante sconfitta in casa contro il rivale storico.

Se è vero, però, che la partita sarebbe probabilmente finita 0-0 giocando undici contro undici, è anche vero che l’espulsione di Pepe non è del tutto inventata e che il successivo rosso al tecnico è sacrosanto, in quanto il portoghese ha reiteratamente applaudito in modo ironico il direttore di gara, quasi volendo incitare il pubblico madrilista.

Per dirla tutta, Mourinho si sbaglia su diversi punti del suo discorso. Innanzitutto, l’episodio dell’anno scorso a cui si riferisce, quando l’inter rimase in dieci contro il Barça per un’espulsione più che dubbia, deve essere visto insieme al gol dell’andata che Milito segnò in fuorigioco e al rigore negato  agli spagnoli che molti arbitri non avrebbero esitato a fischiare.

Solo per quanto riguarda la semifinale di tre anni fa con il Chelsea, si può effettivamente ricordare un arbitraggio che avesse nettamente favorito i catalani.

In realtà, però, come detto, la partita di ieri non è stata sconvolta da un errore clamoroso di Stark (il direttore di gara), ma, forse, dal fatto che il Real non abbia cambiato tatticamente nulla dopo l’espulsione.

Insomma, sembra che questa volta lo SpecialOne abbia osato troppo, sia in campo che fuori, riuscendo tuttavia ad ottenere il risultato sperato: far dimenticare la partita in sé e immettendo nell’opinione comune il sospetto che il Barcellona sia una squadra aiutata, oltre che fortissima.