Spiagge libere, allarme della FdS: "E' davvero tutto in ordine?"

“Eravamo intervenuti già all’inizio di giugno e poi ancora a metà dello stesso mese sui solarium del lungomare di Catania denunciando rischi per i bagnanti e disattenzione per i disabili e, in maniera assolutamente scandalosa, l’amministrazione comunale ha cominciato ad adempiere soltanto qualche mese dopo; adesso osserviamo delle ‘anomalie’ a proposito delle spiagge libere. E l’amministrazione non c’è”.

La denuncia è di Orazio Licandro, della segreteria nazionale dei Comunisti italiani-Federazione della Sinistra, che aggiunge: “Vorremmo capirne di più sulla gestione delle spiagge libere e sul rispetto del progetto presentato”.

Licandro quindi specifica: “Vorremmo capire come si gestiscono ogni anno i servizi. A parte il fatto che la prestazione dei servizi e l’apertura sono avvenute in ritardo, ci risultano inesistenti le attività ricreative e sportive. Vorremmo sapere quanto tutto sia in regola rispetto a licenze, contratti, strutture (dagli spogliatoi per disabili ai chioschi) o se, come sempre, Catania è la città in cui agli amici degli amici è consentito tutto e il contrario di tutto”.

Mousse di prosciutto cotto

Ingredienti: 300 g di prosciutto cotto – 80 g di robiola – 80 g di panna – 2 cucchiai di Porto – 150 g di mozzarella – 2 pomodorini.

Preparazione: Tritate il prosciutto; prendetene inizialmente tre cucchiai e metteteli nel mixer con la panna, la robiola e il Porto. Frullate e aggiungete un altro cucchiaio di prosciutto, frullate ancora e aggiungete il prosciutto un po’ per volta fino alla fine. Versate il composto in quattro stampini, schiacciandolo. Lasciate raffreddare in frigo per almeno 4 ore. Tagliate la mozzarella a dadini e i pomodori a metà. Servite rovesciando gli stampini nei piatti e decorate con i dadini di mozzarella alla base e mezzo pomodoro di sopra.

Il terrore del diverso alimenta il razzismo

Chi l’avrebbe detto che un paese apparentemente pacifico e neutrale come la Norvegia potesse essere oggetto di un attacco terroristico? In effetti il terrorista c’è stato, ma non ha barba e turbante, non è il tipico arabo controverso di cui ormai il mondo occidentale è abituato ad avere paura, né uno dei  tanti esponenti di al-Qaeda operanti in tutto il mondo.

Il terrorista, Anders Behring Breivik, ha capelli biondi e occhi azzurri, tratti tipicamente nordici ed è un norvegese trentaduenne che si definisce cristiano, single e conservatore. Appartenente alla massoneria norvegese, il killer non ha mai nascosto di avere idee vicine all’estrema destra, inclini alla xenofobia e all’anti-islamismo. Ci troviamo, insomma, di fronte all’estremo opposto del terrorista-tipo di cui siamo abituati a sospettare.

Appassionato di videogiochi violenti (i classici “sparatutto”), Breivik era stato in passato membro del Partito del Progresso, gruppo populista di estrema destra norvegese  che si è sempre battuto per una politica più ostile in tema di immigrazione. Il passato di quest’uomo racconta come, forse, al giorno d’oggi si è portati irragionevolmente a temere un tipo di estremismo piuttosto che un altro. In questo caso il sentimento e la rabbia nazionalisti hanno dato forma ad un mostro, non meno pericoloso di un qualsiasi terrorista islamico.

Di fronte però alle centinaia di vittime, tra morti e feriti gravemente, che le bombe hanno causato, sono da ammirare le dichiarazioni del leader del movimento giovanile laburista norvegese, Ekil Pedersen, il quale ha cercato di risollevare gli animi della gente di Oslo con parole di speranza, sottolineando come l’attentato abbia cambiato la Norvegia, ma “in meglio”, perché si continuerà ancora di più, a tenere alti  “i nostri ideali di tolleranza e antirazzismo”.

In queste ore la polizia norvegese è alle prese con l’individuazione di eventuali complici di Breivik, il quale si dichiara“non colpevole” davanti al giudice, ma allo stesso tempo considera questa strage “necessaria per fermare l’alleanza marxista-islamica” che avrebbe invaso la sua terra.

Sempre Breivik aveva chiesto che l’udienza potesse svolgersi a porte aperte, così da poter spiegare al pubblico le ragioni di quel folle gesto. Gli inquirenti e le autorità locali, però, sia per ragioni di sicurezza che investigative, non hanno accolto la richiesta dell’imputato che adesso rischia (solamente) vent’anni  di carcere.

Ultimamente si sta analizzando anche il manifesto del terrorista, oltre mille pagine di scritti, tra citazioni improbabili ed agghiaccianti progetti di distruzione (non manca l’Italia), dal quale si evince che erano quasi dieci anni che il fanatico stava progettando un attentato simile. Sembra, talvolta, che di fronte alla pazzia umana nemmeno la società della sicurezza e della sorveglianza di cui oggi facciamo parte riesca a difendersi.

Eppure, nasce il sospetto che sia proprio questa società del terrore del diverso a contribuire alla nascita di odi e istinti razzisti che poi si trasformano in stragi come quella norvegese.

Ecco l'estate pedarese 2011

Un’estate ricca di eventi di ogni tipo quella che si è ufficialmente aperta a Pedara. Un programma succulento, ricco di tante serate interessanti rivolte al pubblico di ogni età. Dopo il campionato estivo di calcio, che ormai da trentacinque edizioni infiamma l’estate pedarese presso lo storico campo della villa comunale (via Stella) e che si avvia in questi giorni alle battute finali, la stagione nel comune etneo sarà animata da manifestazioni teatrali, musicali, cinematografiche, mostre, spettacoli, concorsi e tanto altro ancora.

Certamente vi è molta attesa per la fiera estiva (dal 7 al 21 agosto) in piazza Don Bosco, curata dalla Confcommercio, che ogni anno attira gente da tutti i paesi dell’hinterland catanese.

Il clou del programma è incentrato nel Premio “Ara di Giove” – il mito vuole che vi fosse un altare consacrato a Giove alle pendici dell’Etna, da cui deriverebbe proprio il nome della cittadina pedarese –, quest’anno giunto alla 12° edizione, con la presenza di noti personaggi dello spettacolo e della cultura: appuntamento il 5 settembre nella centralissima piazza Don Diego.

La stagione si chiuderà con la festa patronale dell’Annunziata, dal 10 al 12 settembre, caratterizzata dal giro delle candelore, dai carri mariani (dei Partiti “Piazza” e “S. Antonio”) e dalla processione del fercolo con l’artistico simulacro.

L’ultimo week-end del mese e i primi due di ottobre, infine, si terrà la sagra del fungo e dei prodotti tipici, sempre a cura della Confcommercio.

Un’estate per tutti i palati, dunque, all’insegna del divertimento e dello svago. Il programma completo è consultabile sul sito ufficiale del Comune di Pedara: http://www.comune.pedara.ct.it/pedaraestate2011.pdf .

 

Dieci anni dopo Genova, che cosa è cambiato?

Dieci anni dopo, e cosa è cambiato?

Sembra ieri, ma già sono passati dieci anni da quando le violenze perpetuatesi a Genova durante il vertice del G8 nel 2001 hanno segnato la storia.

Difficile non ricordare il sangue e i minuti di terrore di quei terribili giorni. Rivendendo le immagini sembra assistere ad un reportage sulla striscia di Gaza e invece si tratta proprio di Genova.

Quello che nasceva nel 1999 a Seattle si apprestava a divenire il cosiddetto “movimento dei movimenti”, che avrebbe raccolto una quantità gigantesca di persone in tutto il mondo. Movimento senza fini secondari, senza rivendicazioni specifiche, volto  solamente alla ricerca di una giustizia globale. Sostanzialmente giovani e meno giovani, lavoratori e disoccupati e gente di ogni nazionalità unita per protestare contro i dettami della globalizzazione neoliberista, l’arricchimento dei più ricchi a discapito della moltitudine.

Da sempre le principali istituzioni contro cui il movimento globale si muove sono il Fondo Monetario Internazionale (FMI), l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) ed i vertici del G8, considerati come i luoghi e i modi attraverso i quali vengono messe in atto le politiche elitarie nel mondo.

Da quando la protesta ha rivelato le sue dimensioni globali, i politici di alto rango, in accordo con buona parte dei grandi media, non hanno perso tempo a definire il movimento come “no-global”, violento, terrorista e anarchico.

Evitando scientificamente di ricordare che il movimento ha una sua natura pacifica e civile e che solo una frangia estremista ed esterna ad esso (i cosiddetti black block) si esprime attraverso atti di violenza e vandalismo, politici e televisione tendono a dipingere ogni sorta di oppositore al capitalismo globalizzato come vandalo; black block, appunto.

In realtà, il termine “no-global” è volutamente fuorviante, in quanto il movimento non si oppone alla globalizzazione, si oppone a questa globalizzazione, che si allontana sempre di più dai bisogni veri delle persone, dalla democrazia partecipativa e va verso un sistema in cui dominano speculatori finanziari e grandi multinazionali, una sistema in cui la politica lecca i piedi ai poteri economici sovrastatali e le decisioni importanti vengono prese da un numero di persone sempre più piccolo e sempre meno controllabile.

Dopo i dolorosissimi ed oscuri fatti di Genova, per i quali nessuno ancora si  è assunto le responsabilità, per gli ordini che sono stati dati alla polizia e per il fatto che poliziotti condannati per violenze sono stati poi promossi, il movimento ha subito un declino che vive ancora oggi.

La coesione e la forza di dieci anni fa non si percepisce, eppure, oggi più che mai, la crisi globale e la storia danno ragione alle denunce e alle idee del movimento. Idee che comunque sembrano ancora essere presenti nell’animo di quegli uomini come gli “indignados” spagnoli che ancora oggi sentono il bisogno gridare basta ad una politica che deriva dall’alto.

Non più tramite sindacati e partiti, ma attraverso Facebook e Twitter, i protagonisti di oggi si mobilitano per ottenere un cambiamento vero, reale.  Così come si faceva a Seattle dodici anni fa.