"Anteros", alla scoperta dell'amore

DiEmanuele Rizzo

Giu 8, 2012

La crisi economica e culturale che sta imperversando richiede, nel fronteggiarla, un grande sforzo ed un grande ingegno, nel lavoro come nell’arte; il risveglio della società passa soprattutto dall’intraprendenza e dalla voglia di mettersi in gioco, al Sud in particolare. Questa voglia, di certo, non manca ad un giovanissimo scrittore e regista catanese, Antonio Ignoto, che si appresta ad affacciarsi sulla scena del cinema con il suo primo lungometraggio, “Anteros”. Lo abbiamo incontrato per scoprire qualcosa di più sul suo film e sulla sua passione per lo spettacolo.

Da dove nasce questa passione per il cinema e come ha avuto origine il film?

«Sono da sempre un appassionato di film e di musica. Dopo anni di studi musicali, ho deciso di dedicarmi alla regia, andando a studiare a Roma. Tornato a Catania, ho iniziato ad esprimere i frutti di quanto avevo appreso. Ho curato molte regie teatrali, tra scuole associazioni e compagnie teatrali ed ho realizzato alcuni cortometraggi. Questo è il mio primo lungometraggio, e non nascondo una certa emozione nel vivere il “fuoco” della prima esperienza!
L’idea di “Anteros” è nata circa un anno e mezzo fa, nella mia stanzetta a Monterotondo (RM). In preda ad un forte momento di crisi, decisi di prendere carta e penna e dar vita ad una storia che potesse dar voce a tutti coloro che non la posseggono, o che non possono usarla. A distanza di qualche mese mi ritrovai con una sceneggiatura di quasi cento pagine e un gruppo affiatato e competente di cui fanno parte, in particolare, Emma Maugeri (Aiuto Regia e Scenografa), Mariano Blanco (fonico), Gianni Coco (direttore fotografia) e Roberta Puglisi (Assistente di Produzione)

Di cosa parla il film e a cosa fa riferimento il titolo?

«Non è un lavoro futurista, bensì un’opera che si occupa di tematiche di vita comune: lavoro, amicizia, amore, litigi, insomma di rapporti sociali “contorti”. È uno spaccato di varie figure della società, cercando di cogliere sfumature, pensieri, riflessioni dei personaggi. Insomma, è uno sguardo sulla psicologia che anima i protagonisti in vari momenti e vari contesti di vita quotidiana.
Il titolo si riferisce al mito di Eros ed Anteros: in breve, Eros, per crescere, aveva bisogno dell’amore di un fratello. La madre Afrodite concepì Anteros e da quel momento i due fratelli crebbero insieme. Tuttavia, ogni volta che Anteros si allontanava, Eros tornava bambino…
Immaginate tutta questa storia trasportata ai giorni nostri nella bellissima borgata di Ognina, con un velo di comicità nostrana, che permetta allo spettatore una riflessione sul vero significato dell’amore in tutte le sue forme».

A chi è rivolto il lavoro e cosa vuole comunicare a chi va a vederlo?

«Il film è indirizzato ad un target molto ampio; ciascuno spettatore può riconoscersi in un gesto, in un’azione o persino in un personaggio. Ogni cosa è lasciata, però, alla libera interpretazione, malgrado la storia sia chiara e scorrevole. Tutte le emozioni sono messaggi aperti: non sono idee imposte, ma autonome. Desidero che con i film la gente possa pensare e parlarne, non importa se bene o male, l’importante è che smuova qualcosa dentro e non resti solo una fugace immagine».

Pur restando nel vago per non svelare la trama, ci accenna qualcosa sui personaggi del suo lavoro e sugli attori che hanno dato il volto ad essi?

«La storia si concentra sull’amicizia tra due ragazzi, Danilo e Riccardo, interpretati rispettivamente da Daniele Sapio e da Gianmarco Arcadipane, che insieme a Cindy Cardillo (la migliore amica di Danilo) sono delle giovani promesse del teatro e del cinema italiano. Vi sono, tuttavia, anche attori di caratura notevole, quali Francesca Barresi (Luisa, madre di Danilo) e Riccardo Maria Tarci (il compagno di Luisa). È un onore lavorare al loro fianco, sono artisti di assoluto valore ed è un coinvolgente e continuo apprendimento grazie alle loro esperienze e al loro, ormai assodato, talento. Ancora, comunque, manca gran parte delle riprese».

Girare un film comporta dei costi notevoli. Come li avete sostenuti?

«È vero, ci sono spese notevoli, ma sono del parere che non ci sia bisogno per forza dei miliardi per fare un bel film e dare messaggi importanti a chi viene a vederlo. Non dimentichiamoci il grande Stanley Kubrick e la sua sedia a rotelle! È stata un’esperienza importante ed avvincente. Spero che presto il nostro impegno possa essere apprezzato dal pubblico siciliano, e perchè no, italiano! Ma di questo è ancora presto per parlarne!».