Nasce il coordinamento dei sindaci del Calatino

Esprimono “malessere e disagio” per le tante problematiche che affliggono gli enti locali e per il pericolo impellente di operazioni di macelleria sociale “che vanno a tutti i costi evitate”, mentre la sempre più consistente riduzione di risorse provenienti da Stato e Regione li costringe “a pesanti e dolorosi tagli, che penalizzano i cittadini e rischiano di fare sempre più dei Comuni pericolose polveriere, con l’esplodere di conflitti sociali difficilmente arginabili”.

Sono i sindaci del Calatino, che hanno deciso di dar vita a un Coordinamento “per riunirsi, dibattere e confrontarsi – spiegano – sui tanti temi che ci accomunano, rafforzando le ragioni dell’unità territoriale attorno a obiettivi dal cui raggiungimento dipende la salvaguardia di condizioni di vita accettabili nelle nostre comunità, alle prese con una crisi congiunturale che, al Sud, è particolarmente grave perché ha caratteri endemici e strutturali”.

I primi cittadini di Caltagirone (Nicola Bonanno), Castel di Iudica (Nicola Pirotti), Grammichele (Giuseppe Compagnone), Licodia Eubea (Giovanni Verga), Mazzarrone (Vincenzo Giannone), Militello (Giuseppe Fucile), Mineo (Giuseppe Castania), Mirabella Imbaccari (Vincenzo Marchingiglio), Palagonia (Valerio Marletta), Raddusa (Cosimo Marotta), Ramacca (Francesco Zappalà), San Cono (Nunzio Drago), San Michele di Ganzaria (Gianluca Petta), Scordia (Angelo Agnello) e Vizzini (Marco Aurelio Sinatra) individuano alcune priorità: “L’esigenza di manovre economiche statali e regionali che creino condizioni di maggiore equità fiscale e tributaria, impedendo di gravare in maniera insopportabile sui Comuni e di trasformarli in odiosi esattori, oltre che in luoghi di frontiera con crescenti problemi di ordine pubblico; la necessità di sciogliere il nodo dei precari degli enti locali, a cui bisogna dare risposte concrete perché occorre garantire, dopo oltre 20 anni di incertezze, una stabilità a persone divenute determinanti per il funzionamento di importanti servizi, e si tratta altresì di evitare che sia scaricata sui Comuni, sempre più privi di mezzi e risorse e nonostante ciò pronti a fare sino in fondo la propria parte pur in presenza delle incertezze di finanziamento regionale sui contributi per la copertura degli stipendi ai contrattisti sino a fine anno, la titolarità di scelte che vanno invece ricondotte alla responsabilità di Stato e Regione e al sapiente e combinato utilizzo di strumenti normativi e finanziari; l’indispensabilità di politiche di crescita che offrano finalmente concrete prospettive ai tanti disoccupati, non soltanto giovani, anche attraverso innovativi percorsi e strumenti; l’utilità, alla luce delle positive esperienze di autodeterminazione territoriale, di azioni che estendano l’autonomia gestionale del comprensorio ad altri rilevanti settori, quali la sanità e i servizi idrici”.

Nel denunciare “un pericoloso scollamento fra i bisogni reali del territorio e gli organismi extralocali che dovrebbero farsene interpreti”, i sindaci incalzano l’Anci “a un ruolo più incisivo” e reclamano maggiore attenzione dai governi nazionale e regionale: “Non possiamo essere lasciati soli – affermano –, peraltro con disponibilità finanziarie e mezzi sempre più esigui a disposizione.  In un momento così difficile, occorre fare fronte comune, facendo in modo che ciascuno, ai diversi livelli, si assuma sino in fondo le proprie responsabilità per dare risposte nel segno della buona politica e del buon governo”.

I primi cittadini annunciano, infine, che il Coordinamento chiederà un incontro a breve al prefetto di Catania, Francesca Cannizzo, “per rappresentarle la grave situazione”, e anticipano “la ferma volontà di promuovere iniziative di sensibilizzazione e, se necessario, di lotta per far sentire la voce di un territorio che non reclama regalie o concessioni, ma chiede la giusta attenzione a Stato e Regione”.