Una piazzetta a San Cristoforo dove prima c'era la mafia

Operai delle Manutenzioni Comunali e di una ditta specializzata hanno avviato lo smontaggio e la demolizione di un manufatto abusivo adibito a stalla e ricovero attrezzi, in via Caprera nel rione San Cristoforo di Catania.

L’immobile era stato confiscato alla mafia e consegnato al Comune già nel 1999 in condizioni fatiscenti. All’avvio dei lavori, che si protrarranno ancora due giorni, ha presenziato anche il sindaco Raffaele Stancanelli: «Quanto avviene oggi – ha detto il sindaco – ha una valenza non solo simbolica ma anche concreta perchè l’immobile è stato realizzato con una copertura in amianto con rischi per la salute dei cittadini. Un segnale di legalità forte e chiaro di tutte le istituzioni per lottare concretamente la mafia e le organizzazioni criminali anche con il controllo del territorio».

In sostituzione di questo rudere sorgerà una piazzetta, recuperando uno spazio per la pubblica fruizione in uno dei quartieri più disagiati della città.

I lavori di demolizione dei circa 70 mq dell’immobile una volta di proprietà di esponenti mafiosi sono costati al Comune circa 15  mila euro.

Hanno assistito all’inizio dei lavori anche il Procuratore Capo della Repubblica Giovanni Salvi e il procuratore aggiunto Giuseppe Toscano.

Biennale della ceramica, primi positivi passi per il ritorno

A Caltagirone si sta lavorando per ripristinare la Biennale della ceramica, un appuntamento destinato a catalizzare su Caltagirone l’attenzione di esperti e turisti.

“Il progetto del Comune di Caltagirone – annuncia l’assessore ai Beni culturali e vicesindaco, Bruno Rampulla, che ne ha parlato nel corso di un recente incontro con la Confartigianato – è in posizione utile nella graduatoria (è fra quelli ammessi) per ottenere, nell’ambito del Po Fesr Sicilia 2007/2013, i consistenti finanziamenti richiesti, per un totale (compresa una piccola quota di cofinanziamento) di 952 mila euro. Una grande opportunità per la nostra città e i suoi operatori, specie se si tiene conto che la manifestazione, pur mirando a esaltare la ceramica, punta pure sull’integrazione fra arte, architettura e paesaggio contemporaneo. Una fabbrica creativa in progress – aggiunge il vicesindaco -, capace di suscitare interesse e attrarre visitatori, consentendo a Caltagirone di proporsi in modo autorevole e prestigioso”.

Il progetto si articola in tre percorsi principali: Biennale ArteCeramica, Biennale Scape e Biennale Kids. La prima, che sarà ospitata al Museo Fornace Hoffman, coinvolgerà anche le sedi del Macc (Museo d’arte contemporanea), della Corte Capitaniale e del Palazzo Reburdone (Museo della ceramica contemporanea). La Biennale Scape – luoghi delle esposizioni e delle creazioni la Fornace Hoffman e la Villa Patti – presenterà progetti e realizzazioni di un “Micro Landscape” che avrà come protagoniste principali la ceramica e la terracotta da inserire in una vera e propria progettazione del paesaggio, aprendo lo sguardo sul panorama europeo dell’architettura del paesaggio stesso. Infine, la Biennale Kids (negli spazi dell’ex mattatoio e della Fornace Hoffman) sarà una versione riportata all’infanzia della Biennale stessa, con il Festival delle energie alternative e il Festival del cinema di animazione.

I prossimi passaggi procedurali contemplano la costituzione di un’Ats (Associazione temporanea di scopo), la presentazione alla Regione del progetto esecutivo in collaborazione con cinque associazioni che vi hanno partecipato e, ottenuto il via libera definitivo, l’indizione delle gare per l’affidamento delle forniture e il successivo avvio delle attività.

Il sindaco Nicola Bonanno sottolinea “le ricadute positive che potranno aversi grazie al ripristino di una manifestazione, quale la Biennale della ceramica, di indubbia valenza, peraltro aggiornata e aperta alle  nuove istanze culturali e alle relazioni con altre espressioni artistiche come il design e l’architettura”.

Vincere l'autismo, la storia di Franco e Andrea Antonello

Si chiama “I Bambini delle Fate” la fondazione che Franco Antonello (nella foto, a destra, col figlio Andrea) ha creato partendo dalla sua vicenda personale di padre di un bellissimo ragazzo ricciuto, il primogenito Andrea, vittima della sindrome di Kanner. Il concetto clinico dell’autismo prima del ventesimo secolo non esisteva, anzi, nell’antico folklore europeo questo e altri disturbi affini erano attribuiti alle fate, che secondo la credenza popolare scambiavano di nascosto i propri neonati imperfetti con quelli umani sani.

A dispetto di una patologia per molti aspetti invalidante, Franco Antonello ha potuto e saputo stringere con il figlio un rapporto profondissimo, varcando la cortina di assenza e impenetrabilità che il DSA (Disturbo dello Spettro Autistico) produce. Fino a concepire un’avventura grandiosa, difficile, imprevedibile: è durato tre mesi il lunghissimo viaggio compiuto da padre e figlio in moto attraverso le Americhe.

Una storia vera in cerca di autore: Franco l’ha raccontata allo scrittore Fulvio Ervas. E’ nato così il romanzo biografico “Se ti abbraccio non aver paura”, edito nel giugno 2012 e nello stesso anno premio “Anima”, nella categoria letteratura, per il valore sociale dell’opera.

Lunedì 3 dicembre, alle ore 18, Franco Antonello sarà a Catania al Teatro Verga, per continuare a promuovere, in Italia e nel modo, una missione di alto profilo civile. Filmati vibranti di testimonianze animeranno ulteriormente la serata, ad ingresso libero, che vede promotori il Teatro Stabile di Catania, l’associazione Autismo Oltre Onlus e la casa editrice del libro Marcos y Marcos. Un grande successo editoriale che è in corso di traduzione in sette paesi: Spagna, Germania, Francia, Brasile, Cina, Israele e Turchia.

E il mondo del cinema non si è fatto attendere. La società di produzione Cattleya ha acquistato i diritti di trasposizione cinematografica del romanzo: un’esaltante parabola umana che ha “la forza della vita vera e la bellezza di un sogno”, come spiega lo stesso Franco Antonello.

Per sostenere progetti legati all’autismo Antonello ha creato “I Bambini delle Fate”, fondazione che lui, forte della propria esperienza professionale, ha voluto gestita con metodo imprenditoriale, per funzionare da raccordo tra le imprese e il sociale.

Con Leo Gullotta torna il "Sogno di una notte di mezza estate"

E’ stato presentato al Teatro Verga di Catania lo spettacolo “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare che inaugurerà il 30 novembre, nella stessa sala Verga, la stagione 2012-2013 del Teatro Stabile etneo. Durante l’incontro con i giornalisti erano presenti il direttore del Teatro Stabile di Catania Giuseppe Dipasquale, il protagonista Leo Gullotta, il regista Fabio Grossi e la compagnia dello spettacolo.

Ad aprire la conferenza stampa il direttore del Teatro Stabile di Catania Giuseppe Dipasquale che ha sottolineato la valenza del lavoro d’apertura della stagione, il fatto che il “far divertire” non voglia dire distogliere lo sguardo dalla realtà, ma, sdrammatizzando, far cogliere nella sua interezza ed in maniera diversa l’evento, in un momento di notevole crisi per l’ente etneo e di come oggi, a sostenere il teatro siano proprio gli artisti, i quali hanno accettato la sfida, riducendo i propri compensi, compreso il protagonista Leo Gullotta, da sempre uomo straordinariamente generoso e disponibile.

Della piéce scespiriana in particolare ha poi detto il regista Fabio Grossi, sottolineando come in questo testo magia e realismo, sogno e semplice vita quotidiana, amori tormentati e scambi di persone, fiaba e folletti si incrocino su più livelli. «La struttura drammaturgica – ha spiegato il regista – si dipana su tre livelli ben precisi, ci saranno scontri di settore, con i privilegiati, la casta e quelli brutti, sporchi e cattivi, il popolo e poi i giovani ed i magici. Affrontare un testo del genere al giorno d’oggi non è facile. La Corte del duca Teseo rappresenterà il potere, i Comici la semplicità del volgo, i Giovani l’amore e i Magici quel mondo fantastico che tanto intimorisce quanto affascina. La casta vive sulle spalle degli altri ed i diritti dei pochi vincono sui diritti dei tanti, dicotomia oggi alquanto attuale. Il Bottom di Gullotta sarà un rozzo e burbero artigiano e rappresenterà l’improvvisazione di una mente rapida che saprà coniugare l’utile con il dilettevole».

Il regista ha poi posto l’accento sull’importanza del debutto allo Stabile di Catania dato che spesso la stagione si è aperta al Teatro Eliseo di Roma. Vivi riconoscimenti ha poi esternato verso la coreografa Monica Codena riguardo l’originale creazione di singolari fauni e fate del bosco; verso l’affascinante gioco di luci che ha saputo creare Franco Buzzanca e le ispirate musiche di Germano Mazzocchetti, col quale collabora ormai da sette anni, e che ha saputo mettere in musica alcuni dei versi di William Shakespeare. «D’accordo col direttore Dipasquale abbiamo voluto provare e dare quindi una possibilità agli allievi dello Stabile di Catania dell’ultimo anno, cosa che non si fa in altri teatri italiani, che sono giovani preparati e vogliosi di lavorare, tanto che nessuno di loro ha mai alzato il braccio e guardare l’orologio, così come tutti gli altri attori della compagnia che ha in sé rappresentanti che giungono da tutta l’Italia, dal Sud come dal Nord».

«Ma – ha sottolineato – la “perla” rimane l’interpretazione di Bottom da parte di Leo Gullotta, il quale ha saputo ben coniugare il comico ed il drammatico. Il fine ultimo, lo “happy end” della commedia – ha poi concluso il regista Grossi – è la fraternità che vive anche del preteso per raccontare l’amore e la fratellanza da parte dei due giovani che fuggono attraverso il bosco fornendo anche, in tal modo, l’elemento magico».

Leo Gullotta, catanese verace, nel corso del suo intervento ha piacevolmente “spiazzato” i presenti discutendo, più che sul suo personaggio di Bottom, sulla crisi che investe oggi il teatro e la società, sui modi di fare comunicazione, di come avvicinarsi ad un testo, cercando di conoscerlo, leggerlo e di capire l’indole dei personaggi, con intelligenza, curiosità e senza ipocrisie.

«Si tratta di un lavoro complesso ed il Bottom che vado ad interpretare – ha sottolineato Gullotta – è una maschera, un personaggio di sempre che rappresenta la maleficità dell’uomo che non si manifesta mai pienamente. Come oggi, la casta rappresenta il potere ed i giovani vengono manipolati e che, tra l’altro, non possono far altro che andare in piazza a manifestare. Ritorno al Verga da scritturato con un lavoro di grande attualità in un momento in cui il pubblico vuole riscoprire la qualità e a tal proposito tutti abbiamo fatto sacrifici per non togliere nulla allo spettatore. Al pubblico non bisogna togliere il piacere dell’occhio e dell’orecchio perché vuole poter riflettere sui temi di grande attualità e riscoprire la buona qualità. In Italia, spesso, si usa rivedere i testi senza neanche averli letti, c’è solo una mania di vuota rappresentazione. Tutti vogliono fare tutto! Non ci si può fermare all’ovvio ma si deve andare oltre. Oggi hanno fatto disperdere tale “linfa” ed io voglio il massimo in tutto ciò che faccio! Sono nato come attore nella sala “Angelo Musco” e mi ricordo della tournée in America del 1969 con Turi Ferro, Salvo Randone, Ave Ninchi… persone con cui collaboriamo insieme allo stesso progetto che dura nel tempo. Oggi, purtroppo, girando a Catania, da catanese del Fortino, ho osservato che non c’è un segnale di cultura e vorrei ricordare invece che l’individuo nasce scolasticamente e le proteste degli studenti nascono perché si sta impoverendo l’istruzione. Anche a teatro, poi, fanno in modo di toglierci i mezzi per realizzare quei lavori che fanno pensare. Voglio comunque essere ottimista e pensare che in Sicilia qualcosa stia iniziando a cambiare pertanto io il bicchiere mezzo pieno lo tengo in alto e faccio Cin cin!».

La traduzione e l’adattamento di “Sogno di una notte di mezza estate” sono firmati dallo stesso regista Grossi e da Simonetta Traversetti, scene e costumi di Luigi Perego, musiche originali di Germano Mazzocchetti, coreografie di Monica Codena, luci di Franco Buzzanca.

Leo Gullotta sarà affiancato in scena da Mimmo Mignemi, Emanuele Vezzoli, Leonardo Marino e da Fabrizio Amicucci, Ester Anzalone, Alessandro Baldinotti, Valeria Contadino, Adriano Di Bella, Salvo Disca, Antonio Fermi, Luca Iacono, Marina La Placa, Liliana Lo Furno, Fabio Maffei, Federico Mancini, Sergio Mascherpa, Irene Tetto, Massimo Arduini, Francesco A. Leone, Marzia Licciardello, Mauricio Logeri, Rachele Petrini.

Si segnala, inoltre, che giovedì 6 dicembre, alle ore 17.30, alla Libreria Mondadori, in via Umberto, a Catania, l’attore Leo Gullotta, il regista Fabio Grossi e il direttore del Teatro Stabile Giuseppe Dipasquale presenteranno lo spettacolo: si tratterà del primo incontro della rassegna “Doppia Scena”, organizzata in collaborazione con il Teatro Stabile di Catania.

Ancora nessun Regolamento per la festa di S.Agata

Nonostante l’impegno assunto pubblicamente dal Sindaco di Catania Stancanelli lo scorso 9 febbraio, nessun nuovo Regolamento, nessun Decalogo, è ancora stato adottato dalle Autorità competenti.

Il gruppo di lavoro che avrebbe dovuto proporre nuove regole (con rappresentanti del Comune, della Chiesa, e della società civile) si è riunito due volte, dopo di che, su richiesta della Chiesa, è stato annunciato che le tre massime autorità (Prefetto, Sindaco e Arcivescovo) si sarebbero incontrate per risolvere i noti problemi della festa, e che pertanto il gruppo di lavoro non era più utile.

Purtroppo tale riunione non è mai avvenuta e ci avviamo ad una nuova celebrazione agatina senza alcun nuovo provvedimento.

Il Comitato per la Legalità nella festa di S.Agata ha presentato nel corso di una conferenza stampa sabato 24 novembre la lettera che è stata inviata alle tre massime autorità ed alcune novità nel campo delle infiltrazioni mafiose.