La voce degli spalti 2012 / 12 – Catania-Fiorentina 2-1 Vertigini europee

ct-fi2Un Catania in grande forma ospita quest’oggi la Fiorentina dell’ex Vincenzo Montella. Ci si attende una grande cornice di pubblico, ma in realtà ci sono non oltre 13 mila spettatori: ci permettiamo di lanciare un appello alla società, sperando possa venire (ancor più di quanto non abbia già fatto in questi mesi) incontro ai tifosi rossazzuri, riducendo il costo dei biglietti (oggi i tagliandi sono di fascia B, con curve a ben 24 euro). Approfondisci

Proseguono al teatro Musco i "Dialoghi col personaggio"

Dialoghi_stabile_2013Il selvaggio Calibano di Shakespeare è il terzo appuntamento del ciclo promosso dal Teatro Stabile di Catania e dal Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università. Il 28 gennaio incontro con Vincenzo Pirrotta.

“A devil, a born devil”, così Caliban è definito da Prospero, nella scespiriana “Tempesta”. Al “diavolo nato”, allo schiavo deforme, creatura non umana, dominata dai sensi e dalla materialità, è dedicato il terzo appuntamento con Vincenzo Pirrotta, protagonista del ciclo “Dialoghi con il personaggio”, promosso dal Teatro Stabile di Catania e dal Dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università.

L’appuntamento, fissato per lunedì 28 gennaio, alle ore 21 al Teatro Musco, è particolarmente atteso sia dal pubblico degli appassionati sia dagli studenti. Gli uni e gli altri hanno prontamente apprezzato l’idea sviluppata da Giuseppe Dipasquale, direttore dello Stabile, e dallo storico Enrico Iachello, docente presso il Dipartimento. Il progetto scommette sulla forza scenica e comunicativa di Pirrotta, eclettico attore, regista e drammaturgo, che fa di questi “dialoghi” un vulcanico laboratorio teatrale, una “colluttazione” con il personaggio di volta in volta prescelto. Fino a svelare il rapporto “genetico” in cui si scontrano-fondono interprete e dramatis persona.

Dopo lo Svetlovidov checoviano, dopo il Faust pre-goethiano di Marlowe, la terza “stazione” di Pirrotta nella drammaturgia universale è l’estremo capolavoro del Bardo, per indagare in particolare le passioni di Calibano, traditore e vile, brutto e senz’anima. Ma è proprio così?

“Non avere paura: l’isola è piena di rumori, di suoni, di dolci arie che danno gioia e non malinconia”. Così parla il mostro, mostrando il cuore selvaggio che lo aveva reso padrone di se stesso e dell’isola, regno a lui strappato dal naufrago Prospero, spodestato duca di Milano ma potente negromante. Caliban, figlio della strega Sicorace, ha ancora tanto da dire: “E allora in sogno pare che si rompano le nubi e mostrino tesori, pronti a cadere su me, così che sveglio piango, perché vorrei sognare ancora”.

Legato ai sogni: in ciò Calibano è davvero vicino allo spirito dionisiaco, espressione della libertà assoluta. Sebbene reso schiavo da Prospero che deplora in lui ogni vizio, questo mezzo uomo primordiale cerca con ogni mezzo di riprendersi l’isola e fuggire dal confino della sua roccia maledetta. Alla fine Shakespeare non ci dice nulla sulla sorte del personaggio, ma ci piace immaginare che rimanga a custodire la sua terra. Non a caso il personaggio verrà nel Novecento riscoperto in chiave anticolonialista da un autore come Aimé Césaire, esponente del movimento letterario della negritudine.

Gli spettatori sono chiamati a loro volta a partecipare  attivamente, in aperto confronto con Vincenzo Pirrotta e tra di loro. L’ingresso è libero. I “Dialoghi col personaggio” proseguiranno fino a marzo. I prossimi due si svolgeranno al Monastero del Benedettini: Vincenzo Pirrotta “collutterà” prima con vari eroi delle tragedie di Vittorio Alfieri (11 febbraio), sonderà poi il monumentale e tormentato “Edipo re” di Sofocle (18 febbraio). Il ciclo tornerà al Teatro Musco, dove Pirrotta dialogherà ancora i ruoli eponimi di “Enrico IV” di Pirandello (4 marzo) e “Prometeo incatenato” di Eschilo (18 marzo).

A Tremestieri le premiazioni del concorso nazionale di poesia "Natale"

Premio Natale poesia tremestieriQuanti “fiori” ci sarebbero da “cogliere” nel pieno della loro giovinezza che, talvolta, invece di essere “spensierata”, è, di contro, costellata di varie mancanze e colpevolezze più o meno gravi! L’arte, la poesia, la libera espressione di sé, di quel sé che spesso, a torto, viene rinchiuso nei meandri dell’uomo e fa fatica a rivelarsi nella sua totalità, possono contribuire a far “cogliere sull’orlo del precipizio” questi “fiori” che stentano ad adattarsi in un mondo complicato e difficile da interpretare.

Il Premio Nazionale di Poesia Natale di Tremestieri Etneo, ormai da 24 anni, è piena e genuina espressione di questo ed altri sentimenti, valori e stati d’animo che, soprattutto in occasione del Natale, si fanno più vivi e pressanti nell’animo umano.

Il Concorso, promosso e organizzato dalla Parrocchia S. Maria della Pace – Chiesa Madre di Tremestieri Etneo è nato per iniziativa del parroco Salvatore Consoli nel Natale 1989, pastore sempre attento alle esigenze della propria comunità parrocchiale, ed a lui venne dedicato dopo la sua morte avvenuta il 19 ottobre 1990.

Il Premio, in questi 24 anni, si è andato sempre più arricchendo, fino ad assumere rilevante importanza nel panorama culturale locale, ma anche nazionale, vista anche la larga eco che richiama numerose adesioni da svariate parti d’Italia.

La manifestazione ha ottenuto il patrocinio, solo per citarne alcuni, del Comune di Tremestieri Premio Natale poesia tremestieri_2Etneo, della Regione Sicilia, della Provincia Regionale di Catania, dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Catania, dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), del settimanale di attualità religiosa “Prospettive”, sono stati ospiti d’onore nelle vari edizioni personaggi quali Mariella Ledda, Rita Borsellino, Nuccio Fava, Pietro Barcellona, quest’anno Sarah Zappulla Muscarà, fanno parte del Comitato d’onore i più importanti personaggi ed autorità siciliane e della Provincia di Catania, oltre ad una fitta schiera di prelati, dottori e giornalisti.

Ma il vero fine e valore culturale del Premio Natale di Tremestieri non viene ridotto solo ad annoverare eminenti personaggi tra le sue fila, ma mira a raccogliere e valorizzare il pensiero e la poesia sui vari temi natalizi di autori di ogni lignaggio ed età che vogliano cimentarsi in tale nobile espressione artistica.

Il Concorso si avvale di ben otto sezioni che spaziano dal libro edito di poesia alla poesia sul Natale, ai temi pressanti e attuali della pace e della famiglia, del dono, a tema libero, una sezione dedicata ai giovani, poesia per le scuole di ogni ordine e grado, una sottosezione di grafica per le scuole elementari e medie, anche una sezione dedicata ai medici, sul tema “l’uomo e la malattia”, una sul giornalismo e una dedicata alla fotografia.

Il livello delle poesie e dei lavori presentati è davvero alto e ricco di significati e valori profondi e di ispirazione e schiettezza popolare ma che non scadono mai nel banale, anche e soprattutto se guardiamo le poesie in dialetto siciliano, come ad esempio “Chi nni sapiti , ddo cori di na matri”; “Discorsi di pupi (parra Ferraù)” e “…se così sta scritto…buon Natale”(simpatico esempio di dialetto della provincia di Enna).

Un plauso particolare va al segretario del Premio, Dott. Vincenzo caruso, che, fin dall’inizio, coadiuvato dall’operosa comunità parrocchiale tremestierese, ha preso a cuore e si è sempre occupato instancabilmente dell’organizzazione in toto del Concorso di Poesia proposto dall’allora parroco, Padre Consoli, il quale ha avuto la lungimiranza di credere in un progetto che rimanesse come un’eredità per tutta la comunità del paese etneo.

L’attuale parroco, Salvatore Scuderi, al quale si deve attribuire il merito di aver voluto mettere a disposizione e adibire la bellissima e artistica Chiesa dedicata alla Madonna della Pace per la cerimonia della premiazione che ha avuto luogo sabato 12 gennaio e di volerla trasformare, per una sera, in luogo di “sacra e sana cultura”, ha anche avuto il merito di avere creduto nel “Premio Natale-Città di Tremestieri Etneo” come “vetrina di contenuti spirituali, cristianamente ispirati e come pedagogo di vita interiore … valorizzando così la riflessione interiore come forma di pedagogia e punto di partenza per l’attenzione all’Uomo, al Cosmo e alla Vita”.

I contenuti dei lavori di fotografia, grafica e delle poesie premiate che sono state declamate dagli stessi autori hanno arricchito la bella serata di arte e cultura che ha visto la partecipazione di un numeroso ed attento pubblico che ha apprezzato l’iniziativa ed i lavori presentati.

In un mondo carente di ideali e valori che edificano l’Uomo nella sua totalità la poesia e l’arte possono proporsi come volano di rinascita artistica, culturale e sociale.

L'Arte del dubbio, Carofiglio messo in scena da Fantoni

Arte_dubbio_piccolo_viviano_2“L’arte del dubbio”: intorno all’adattamento scenico del bestseller di Gianrico Carafiglio si è riunito un magnifico quartetto. Dopo i successi di “Processo a Dio” e “La Commedia di Candido”, ritornano infatti in scena, diretti da Sergio Fantoni, gli attori Ottavia Piccolo e Vittorio Viviani, con una nuova sfida, appunto “L’arte del dubbio”, nella versione teatrale di Stefano Massini, che sta riscuotendo vivo successo in tournée nazionale.

Divertente e satirico, l’allestimento sarà ospite del Teatro Stabile di Catania e ben si sposa con la linea direttrice della stagione 2012-2013, intitolata dal direttore Giuseppe Dipasquale “L’arte della commedia”. La programmazione si protrarrà dal 22 al 27 gennaio alla Sala Verga. Allo spettacolo sarà dedicato inoltre il prossimo incontro del ciclo “Doppia scena”, organizzato in sinergia dallo Stabile e dalla Libreria Mondadori Diana, che il 23 gennaio alle 17,30 ospiterà l’evento al quale interverranno Ottavia Piccolo e Vittorio Viviani.

Sono loro i protagonisti di questo “cabaret del dubbio” dove niente è dato per scontato, una moderna commedia dell’arte articolata in quadri in cui i giochi di parole, lo strumento dell’interrogatorio e la forma del processo fanno sì che Ottavia e Vittorio si divertano a indossare i panni dei tipi più disparati. E lo fanno su un teatrino da fiera di paese, con siparietto, quinte e luci, che ricorda il teatro-cabaret brechtiano. Già dall’inizio, Adamo ed Eva, nudi nelle loro sagome, sono stuzzicati dal serpente che, con la voce di Gioele Dix, insinua loro il dubbio, un Dubbio con la D maiuscola. In effetti il serpente si sostituisce al creatore con il suo bizzarro decalogo “Io sono il dubbio, non esiste altra verità all’infuori di me”, e diventa il motore che Arte_dubbio_piccolo_vivianoalimenta e suggerisce i diversi episodi che appaiono in scena.

Le musiche per 10 strumenti, composte da Cesare Picco ed eseguite dal vivo dal musicista Nicola Arata, scandiscono i ritmi vivaci dello spettacolo che diventano tesi nei pezzi più impegnati: l’assassinio di Don Peppino Diana a opera della camorra e la morte dei sette operai della Thyssen.

«Gianrico Carofiglio – afferma Fantoni – ha il merito di aver portato, con il suo straordinario libro L’Arte del dubbio, il tema del Dubbio fuori del perimetro strettamente giuridico per lasciare che dilagasse nella realtà quotidiana». Si parla in effetti dei nostri giorni, di quello che sta al di fuori dei teatri, intorno a noi, di insidie e di trappole nascoste fra le parole e nelle parole. Si parla della persuasione occulta della pubblicità, delle ambiguità, a dir poco, dei giornali. E in questo strano “risiko” teatrale che racconta la guerra fra Vero e Falso, tutto scaturisce nientemeno che da verbali autentici di processi italiani. Presi direttamente dai nostri Tribunali, compariranno in scena truffatori e pentiti, poliziotti e camorristi: un’umanità pronta a testimoniare la verità o la menzogna, in quel gigantesco teatrino che si chiama realtà. Una sfida e una scommessa con l’obiettivo, tutt’altro che facile, di divertire, oliando gli ingranaggi del nostro senso critico.

La voce degli spalti 2012 / 11 – Catania-Roma 1-0 Più di una semplice vittoria

Catania-RomaÈ più di una semplice partita, è poco meno di un derby, è una gara attesa spasmodicamente per tanti motivi: il 7-0 rimediato nel 2006, l’agguato ai tifosi etnei lo stesso giorno per le vie della Capitale, i due punti persi tre anni fa all’ultimo istante al Massimino con la svista del guardalinee e le sconfitte con altrettanti errori arbitrali all’Olimpico; ma anche le tante soddisfazioni, come la salvezza nel 2007, il cucchiaio di Baiocco la stagione successiva o la vittoria al 95’ con gol di Gomez due anni fa.

Insomma, Catania-Roma è un match da non perdere. Il pubblico catanese risponde bene, anche se non c’è la cornice dei grandi eventi nell’impianto di Piazza Spedini. Colorata e piena la Curva Nord (con il gradito ritorno di uno storico striscione, quello degli Inarrestabili Marca Liotru), in parte vuota la Sud, con gli ultras che non entrano allo stadio per protesta contro i Daspo combinati domenica scorsa. Nel settore ospiti una sparuta rappresentanza di romanisti, con la suggestiva gigantografia di Alberto Sordi.

Nel pre-partita è ovviamente il mercato a tenere banco; ma ci sono anche i preparativi per la trasferta di Napoli (il 2 febbraio), dove si prevede il consueto esodo in massa di migliaia di catanesi. Iniziano gli sfottò verso i romanisti, con bersaglio prediletto Francesco Totti che, tra l’altro, si ferma durante il riscaldamento e deve rinunciare alla partita.

Il campo è bagnato dalla pioggia caduta fino a pochi minuti prima del fischio d’inizio e ci si attende quindi un gioco fluido. Ed in effetti i primi minuti regalano spettacolo ed emozioni. Mattia Destro, da un lato, sbaglia l’impossibile in almeno un paio d’occasioni, mentre il Catania si affida alla verve di Gomez che sembra davvero in giornata di grazia ed asfalta ripetutamente sulla propria corsia Piris.

La spinta della Nord è incessante, con gli ultras che espongono uno striscione molto applaudito: “Vulcano, sole e mare: è Catania la vera Capitale!” (foto di Galtieri). La bolgia del Cibali attira un gattino che, al 32’, esce dal tunnel degli spogliatoi e corre lungo la pista d’atletica, sotto lo sguardo di un divertito Pulvirenti. Intanto, sul campo, Almiron si infortuna e mette nei guai mister Maran che, già senza Lodi e con un Salifu che fatica a trovare la posizione giusta, è costretto a mettere dentro “Pippo” Castro.

Il primo tempo si chiude tra gli applausi, ma anche con la consapevolezza di aver rischiato di brutto: «Loro hanno avuto almeno 6 palle gol nitide, meritavano il vantaggio», «Si, ‘mbare, ma a palla jè tunna e si macari iddi su cche peri tunni nun ponu signari!»

Inizia il secondo tempo e la partita cambia radicalmente: il Catania sembra essere disposto meglio in campo, mentre la Roma sparisce lentamente. Il pubblico comprende il momento e spinge i rossazzurri. Zeman capisce che sulla destra Piris non riesce proprio a contenere Gomez e lo sostituisce con Marquinhos; ma la musica non cambia ed al 61’ Bergessio difende un gran pallone, servendo in profondità il “Papu”. Tutto lo stadio è in piedi: Gomez stoppa, colpisce il pallone di sinistro, la palla scavalca il portiere e si adagia in fondo al sacco… GOOOOOOOOLLLL!!!!! Impazzisce il Massimino, euforia alle stelle! Che gol ha fatto, proprio contro la squadra del re del cucchiaio. Sei anni fa, nella grande trasferta dell’Olimpico, uno striscione rossazzurro recitava: “A Roma er cucchiaio, a Catania u cuppinu!” La perla di Gomez ha reso reale quella storica battuta!

“Chi non salta è romanista” canta tutto lo stadio, mentre nel settore ospiti cala il gelo, anche perché la Roma spinge ma non morde. Zeman le prova tutte, entra anche il giovane Dodò… «Cu è ca trasìu?!», «Dodò!», «Dodò?! …e unni semu, a L’albero azzurro?!?!»

Proprio il talentuoso giallorosso mette i brividi ai rossazzurri, costringendo Andujar ad una gran parata: «Dodò, viri ca su signi t’abbruciu l’arvulu!» si sente dagli spalti.

La Roma si spinge in avanti per gli ultimi assalti, il Catania si difende con i denti e scaraventa il pallone fuori dal campo senza pensarci troppo in più di un’occasione. Uno dei palloni finisce in curva, diventando oggetto di contesa degli spettatori che però poi lo riconsegnano ai raccattapalle: «Talìa cchi scunchiuruti: s’ammazzarru ppi n’palluni e poi spatti c’u tunnarru!»

Manca poco, Bergessio avrebbe anche il pallone per chiudere la gara, ma lo sciupa; si soffre fino alla fine. I ragazzi del gruppo “Zero Stress” ammettono: «Altro che Zero Stress, qua è solo stress: canciamu stu strisciuni!»

Ma finalmente arriva il triplice fischio, boato dalle tribune. I giocatori salutano il pubblico, ma non corrono sotto la curva, suscitando non pochi malumori. Solo Legrottaglie va a salutare gli ultras, tra applausi scroscianti ed il coro: “Uno di noi, Nicola uno di noi”.

Uscendo dallo stadio si fanno un po’ di conti, pensando alla classifica. Si cerca di capire soprattutto dove sia precipitato il Palermo, sconfitto con un secco 3-0 dal Napoli: «… allura Lo Monaco c’abbissau bona a squatra!»

Chiudiamo con una bella immagine: mentre i tifosi si riversano nel traffico automobilistico, una bambina, da una finestra di un palazzo in piazza Lanza, saluta tutti sventolando incessantemente la propria bandiera rossazzurra. La scena dura diverse decine di minuti: è la fotografia più bella di una passione genuina ed inesauribile, alla faccia del marciume del calcio moderno.

Alla prossima!